Un nuovo ruolo per la Terza Missione e i rapporti con il territorio: l’università come “agenzia di sviluppo”

L’Università degli Studi di Palermo deve dimostrarsi agente di sviluppo del Territorio e della Società, capace di trasformare le risorse e le opportunità in azioni e fatti concreti attraverso azioni energiche e continue nel tempo. Per questo deve immaginarsi come un Ateneo aperto alle istanze e alle esigenze della società contemporanea, saldamente radicato in tutto il territorio regionale, dialetticamente interconnesso con gli Enti e le Istituzioni che, ad ogni livello, si occupano della governance delle comunità.

Per riuscire in questa impresa l’università deve riguadagnare e autorevolmente interpretare il suo naturale ruolo di guida nella costituzione di comunità attive, deve essere il luogo dove formazione e ricerca, raccogliendo le istanze della cittadinanza, delle istituzioni pubbliche e private e delle imprese, si rivelino concretamente quali fattori essenziali e imprescindibili nella progettazione e promozione di strumenti e di programmi utili allo sviluppo sostenibile, deve assumere piena consapevolezza della propria funzione strategica di agente propulsore e di indirizzo della crescita culturale, sociale ed economica.

Attraversiamo un periodo storico di grandi sfide e opportunità che, se gestite oculatamente, segneranno il futuro delle prossime generazioni. Le risorse in campo, a partire da quelle del PO-Fesr 2021-2027, del Green New Deal e del Next Generation EU, necessitano di una progettualità complessa che coinvolga saperi e metodiche interdisciplinari, per altro sollecitati dai nuovi fenomeni sociali stimolati da emergenti paradigmi tecnologici e culturali. In questo contesto l’università è chiamata ad operare a fianco delle istituzioni e degli operatori tutti per contribuire direttamente al bene comune anche (e soprattutto) attraverso la sua Terza Missione, che deve assumere un ruolo effettivamente centrale al pari della didattica e della ricerca.

In questo senso l’Ateneo deve percorrere con chiarezza la progressiva trasformazione verso il modello della entrepreneurial university (nel senso ampio del termine di una università “intraprendente”), nella quale la ricerca e la formazione delle risorse umane diano risposte ai fabbisogni di conoscenza e di innovazione emergenti nei sistemi produttivi nazionali e regionali e nella società in generale. Contemporaneamente, le attività di ricerca e di divulgazione dei risultati svolte nell’Ateneo, grazie alla sua connaturata autonomia critica e capacità di apertura all’innovazione, devono concorrere a modificare le aspettative esistenziali, i modelli economici e sociali nonché la domanda di lavoro, spingendoli verso il superamento di sistemi relazionali e produttivi obsoleti e di riferimenti valoriali deteriori e frenanti rispetto alla rapidità e alla complessità delle trasformazioni socio-economiche in atto.

Concretamente oggi si rende necessaria per tali fini una nuova stagione di politiche integrate università-territorio, mirate al governo di questioni di comune interesse (salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, rilancio dell’imprenditorialità, sostenibilità, coesione territoriale e integrazione culturale, digitalizzazione, internazionalizzazione, solo per citarne alcune), nonché all’integrazione dell’università con gli altri protagonisti della nuova economia territoriale (agenzie di sviluppo, musei, teatri, archivi, biblioteche, centri di condivisione anche per il south working, istituzioni pubbliche e private di tutela e promozione del patrimonio culturale e ambientale, etc.).

Tutto quanto delineato definisce la Terza Missione dell’Ateneo, il quale deve fungere da motore propulsivo attraverso i suoi Dipartimenti, che, nell’immaginare la progettazione di uno sviluppo socio-economico del nostro territorio, assumeranno il ruolo di interlocutori privilegiati di un dialogo con le amministrazioni territoriali di riferimento, le istituzioni, le associazioni datoriali e le singole realtà imprenditoriali, così come con le categorie professionali e l’articolato mondo del non profit. In questo senso, attraverso un processo strutturato e continuo nel tempo, i dipartimenti dovranno sempre più diventare solido e affidabile punto di riferimento per il supporto e la consulenza a favore di enti pubblici e privati, rimanendo aperti a tutte le richieste del territorio. In questa direzione si immagina di strutturare un ufficio agile, che organizzi sistematicamente delle call for ideas & solutions coinvolgendo le menzionate amministrazioni, istituzioni ed enti, con l’obiettivo di animare i saperi e le conoscenze della comunità accademica per supportare la genesi di progetti innovativi e/o risolvere criticità concrete dei propri stakeholder.

I rapporti di supporto e collaborazione che si genereranno rafforzeranno anche il ruolo del Placement di Ateneo a favore dei nostri studenti, sia per quanto attiene ai tirocini curriculari, sia per quanto riguarda le opportunità di stage extra-curriculare e l’inserimento nel mondo del lavoro. Essi inoltre potenzieranno le attività di supporto alla nascita di nuove imprese e al trasferimento tecnologico, valorizzando ulteriormente il già importante percorso svolto dalla StartCup di Palermo.

Tali azioni richiedono un più stretto rapporto con il mondo produttivo delle PMI e delle grandi aziende, per favorire il quale va potenziato il ruolo dell’Ufficio Brevetti, in un dialogo continuo con l’incubatore ARCA, con le attività di Spin-off, la StartCup Palermo e il Contamination Lab. L’incubatore tecnologico dovrebbe non soltanto ospitare e supportare start-up innovative la cui attività si colleghi alla ricerca effettuata all’interno dell’Ateneo, ma anche aprirsi alle iniziative di investitori privati e di aziende esterne, per essere in grado di fornire tecnologia competitiva al mercato globale, ridurre le barriere per lo sviluppo dei prodotti ed attrarre investitori esterni. Questo nell’ottica di un modello di innovazione che si basi sulla cooperazione e condivisione della conoscenza tra ricercatori, studenti, start-up e grandi aziende, favorendo in tal senso la creazione di spazi di incontro tra persone e idee diverse.

L’Ateneo, grazie anche alla sua rete di collaborazioni a livello nazionale ed internazionale, deve quindi giocare un ruolo centrale nell’avanzamento degli standard tecnologici e nella proiezione verso mercati più ampi delle aziende del territorio.

L’Università di Palermo deve inoltre cogliere la sfida di essere una protagonista culturale del futuro della città e dell’intera regione (la presenza dei nostri tre poli decentrati di Trapani, Caltanissetta ed Agrigento lo consente), sperimentando un modello di università come catalizzatore di cultura, innovazione e partecipazione, dialogando con le comunità attive, aprendo i campus e le sedi come ambienti smart ed ecologici, erogatori di servizi e attivatori di capitale umano e sociale: laboratori di creatività, mobilità sostenibile, innovazione sociale, efficienza energetica, riduzione dei consumi e riciclo urbano, solo per fare qualche esempio.

Il Green Paper della Commissione Europea “Fostering and Measuring ‘Third Mission’ in Higher Education Institutions puntualizza che la Terza Missione si fa anche carico della formazione continua e delle attività di training che vengono concertate tra l’università e i partner esterni e di diffondere nel territorio di riferimento conoscenze di varia matrice disciplinare, anche attraverso i sistemi museali e le collezioni di ateneo.

Il Sistema Museale di Ateneo (Cfr. Scheda in preparazione), nella sua ampia e variegata articolazione, ha un ruolo di prim’ordine per l’interazione con il mondo delle scuole, per l’animazione della comunità locale (attraverso l’organizzazione di convegni, seminari, mostre ed altro) e per integrare l’enorme patrimonio storico-culturale di Palermo e della Sicilia Occidentale con l’offerta turistica.

Il nuovo ruolo della Terza Missione acquista la sua piena consapevolezza attraverso un’azione di visibilità e divulgazione sui media delle attività svolte nei Dipartimenti, nei laboratori e nei centri di ricerca di ateneo e interdipartimentali, così come delle attività di startup e spin-off realizzate.

I mesi difficili che stiamo attraversando dimostrano che il mondo della ricerca ricopre un ruolo di servizio alla società unico ed infungibile, che la conoscenza scientifica ed umanistica sono i veri beni “rifugio” su cui l’umanità può contare e che il servizio disinteressato allo sviluppo e alla diffusione del sapere sono il sostegno solido su cui poggia e poggerà il suo progresso. La Terza Missione concretizza, in termini complementari e per certi versi più diretti e immediati rispetto alla didattica e alla ricerca, questa compenetrazione con il tessuto sociale, con il suo presente e con il suo futuro, di cui l’università vuole assumersi responsabilmente la propria parte di contribuzione, essendo, quando è Università di territorio, sua espressione e parte integrante.

OBIETTIVI

Rivedere la collocazione della Terza Missione nella governance e, poi, nell’assetto organizzativo dell’Ateneo, per ridurre i rischi di disallineamento tra ciò che l’Ateneo produce e ciò che il contesto socio-economico di riferimento richiede e ha necessità di acquisire. Riallineare le gerarchie funzionali delle tre missioni dell’Ateneo, con il potenziamento delle deleghe di programmazione e pianificazione strategica e la loro integrazione strutturale con le altre deleghe e i Prorettori in un’ottica sistemica. Ciò anche per superare la consolidata tendenza della programmazione strategica a concentrarsi sulle problematiche di gestione interna dell’Ateneo ed a porre sostanzialmente sullo sfondo e con collocazione marginale i rapporti con il contesto socio-economico del territorio di riferimento.

Valorizzare e incentivare le importanti e qualificate risorse umane dell’Ateneo, sia del ruolo docente che del personale TAB, per agevolare la gestione dei cambiamenti che sono stati sin qui delineati. A tal fine va innanzitutto promossa la sinergia all’interno della comunità di docenti e personale TAB impegnati nei settori scientifici e tecnologici ed in quelli di ambito umanistico, perché accelerino e agevolino la collaborazione e la disseminazione.

Incrementare la capacità di monitorare il tessuto socio-economico per rilevarne ed anticiparne i fabbisogni di innovazione, traducendoli in domanda che coinvolga e trovi supporto nelle strutture di ricerca dell’Ateneo. In luogo di un sistema di trasferimento culturale e tecnologico unidirezionale dall’Ateneo agli enti e alle imprese, si deve adottare un modello di interazioni sistematiche, condizione essenziale per progettare ricerche i cui risultati siano poi efficacemente trasferibili nella realtà sociale per essere valorizzate.

Stimolare la creazione di cluster di ricerca e trasferimento delle conoscenze per agevolare le opportunità di interazione fra settori scientifico-disciplinari e aree diversi. I cluster promuoverebbero e gestirebbero originali operazioni di contaminazione fra settori scientifici relativamente distanti per costruire profili di ricerca, con importanti retroazioni sull’offerta formativa, realmente innovativi e capaci di intercettare la nuova domanda di ricerca e sviluppo – e quindi di lavoro – emergente dai rapidi cambiamenti del sistema economico e della società (un esempio in tale direzione è stata la proficua iniziativa di discussione congiunta tra le varie discipline sugli impatti del Covid-19, che sta già generando importanti collaborazioni interdisciplinari con conseguenti impatti sui filoni di ricerca).

Promuovere e formalizzare entro un organico sistema di riferimento i rapporti con istituzioni socio-culturali pubbliche e private (associazioni, fondazioni, centri studi, etc.), con la fondazione Teatro Biondo e con il Conservatorio di Musica Alessandro Scarlatti, in un quadro di condivisione e interscambio di spazi, risorse, esperienze e competenze.

Ampliare e potenziare i rapporti di collaborazione con le imprese, in aggiunta a quelli conto terzi, per progetti formulati in risposta ai fabbisogni di innovazione emergenti nel sistema produttivo del territorio di riferimento ma anche di altri, più ampi, ambiti territoriali.

Creare una rete infrastrutturale dell’innovazione, compresa quella digitale, con l’obiettivo di realizzare strette interazioni tra ricerca e impresa, formazione e lavoro, innovazione e territori sul modello dei Digital Innovation Hub e dei Competence Center1.

AZIONI

Creare un Ufficio di Terza Missione, che sostituisca ed integri le funzioni dell’ILO di Ateneo, il quale svolga da connettore delle attività culturali, di ricerca e di brevettazione, in grado di sviluppare nuove “sinapsi” tra i nodi interni e esterni al perimetro accademico e di censire in modo sistematico le molteplici attività svolte all’interno dell’Ateneo, anche per una loro piena valorizzazione in sede di valutazione ANVUR e di redazione della scheda unica annuale SUA-TM. Compito dell’Ufficio, che dovrà essere percepito come struttura a servizio dell’intero Ateneo, sarà in particolare dare concretezza organizzativa alle funzioni di Terza Missione, supportare ARCA nel favorire per le nostre start-up il superamento del momento di avvio e il reperimento di capitali esterni da parte di investitori e/o grazie al crowdfunding di cui UNIPA può essere co-promotrice o almeno cassa di risonanza.

Facilitare la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali e sociali che permettano di esportare la ricerca anche al di fuori dei Dipartimenti per renderla parte del vissuto delle persone e degli interessi del territorio, sul modello sempre più efficace della Notte Europea dei Ricercatori.

Agevolare le numerose iniziative come il Festival dell’Ingegno, la Marina di Libri, le Vie dei Tesori, il Festival delle Letterature Migranti, il Festival di Morgana, la Via dei Librai, la Settimana delle Culture e le tante altre manifestazioni attraverso le quali la ricerca universitaria diventa alleata di altri soggetti culturali, scientifici e imprenditoriali per rafforzare le reciproche catene del valore.

Estendere la missione del Sistema Museale di Ateneo e del Sistema Bibliotecario di Ateneo come nodi propulsori della presenza sul territorio, incrementando la funzione educativa, culturale e sociale, nonché la capacità di promuovere e sostenere le attività culturali della comunità, offrendo spazi e servizi che favoriscano lo sviluppo umano della città e del territorio. A tal riguardo concretizzare la costituzione di un Museo “vivo e dinamico” delle Scienze in una sede unica digitalmente e analogicamente interconnessa con il patrimonio e il lavoro di ricerca dei laboratori e dei dipartimenti universitari e con l’incubatore ARCA, tale da arricchire l’offerta museale della città di Palermo a beneficio della didattica universitaria, di quella scolastica, ma anche dell’esperienza di fruizione turistica del territorio.

Aprire ulteriormente la didattica e la disseminazione dei saperi e dei risultati della ricerca al territorio, anche mediante webinar e attività formative a distanza, anche allo scopo di consentire la partecipazione più ampia alle iniziative di UNIPA dedicate ai grandi temi che animano il dibattito pubblico, considerando le diverse realtà sociali, culturali, imprenditoriali e istituzionali come imprescindibile luogo integrativo di proiezione delle attività istituzionali dell’Ateneo.

Promuovere e sostenere finanziariamente l’attività archeologica in sede regionale e nei siti esteri per incrementare, insieme alla funzione rigorosamente scientifica e divulgativa, anche le interazioni con le strutture locali quali musei, fondazioni, amministrazioni e comunità locali (public archaeology).

Incentivare i docenti operanti nei settori della musica, del teatro, del cinema, della storia dell’arte, della museologia e dell’architettura a sviluppare iniziative di eccellenza, anche attraverso l’impiego di strumenti di realtà virtuale ed aumentata, nel campo dei beni culturali in collaborazione con le istituzioni locali.

Potenziare ed ulteriormente esaltare l’efficacia del ContaminationLab, estendendo la collaborazione tra i Dipartimenti e monitorandone gli esiti e gli impatti anche in relazione alle importanti indicazioni sul terreno della innovazione della didattica e della ricerca.

Potenziare l’ATeN Center, valorizzandone pienamente la mission progettuale di trasferimento delle tecnologie biotech partendo dallo scouting dei fabbisogni innovativi delle imprese e canalizzando la relativa domanda al Centro per la programmazione delle attività. Occorre da questo punto di vista recuperare e dare assetto organizzativo a quella parte del progetto riguardante il “management della ricerca” (Cfr. Scheda su ATeN in preparazione).

Sollecitare energicamente il governo regionale per agevolare il consolidamento nel mercato del lavoro delle preesistenti specializzazioni produttive nei settori maturi e contemporaneamente stimolare il sostegno ad alcune specializzazioni strategicamente progettate, formando così i presupposti per l’insediamento di imprese del settore, soprattutto attraverso l’attrazione di investimenti esterni.

Rafforzare l’Ufficio Brevetti, che dovrebbe anche essere in grado di individuare i partner commerciali più adatti per le iniziative più meritevoli e aumentare il numero di brevetti nel portafoglio di Ateneo e la loro cessione alle imprese, anche attraverso l’indizione di bandi annuali anche all’interno dei Dipartimenti per fare scouting di idee brevettabili, stimolando la ricerca applicata, anche attraverso forme premiali, e facilitando la registrazione dei brevetti da parte dei ricercatori.

Rafforzare ed estendere la funzione di ARCA, l’incubatore di imprese di Unipa, estendendo la sua funzione di acceleratore di impresa, di sostegno all’auto-imprenditorialità e alla promozione degli spin-off accademici e universitari, ampliando la gamma di strumenti offerti anche attraverso l’impiego di professionisti con competenze specifiche per le start-up/PMI innovative con tariffe convenzionate ed il potenziamento di servizi specifici legati alle attività commerciali, alle opportunità di finanziamento e gestione amministrativa e ai contatti con investitori ed istituti bancari.

Potenziare l’azione della StartCup Palermo attraverso una più capillare azione di scouting interno ai Dipartimenti e alle Strutture dell’Ateneo, così come all’Ufficio Brevetti; ma anche di scounting esterno sul territorio e non solo della provincia di Palermo ma anche di Agrigento, Caltanissetta e Trapani interagendo con le associazioni datoriali e gli ordini professionali che assistono gli associati. Ed ancora un’azione di fundraising a supporto degli start-upper che si candidano alla genesi di nuova imprenditorialità.

Stipulare accordi con la Regione Siciliana sul tema della realizzazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) finalizzate ad incentivare l’attrazione di investimenti esteri nei settori a più alta redditività, anche attraverso l’azione dell’Ateneo nell’interlocuzione con le imprese estere.

Rafforzare la collaborazione con gli ILO degli altri atenei statali siciliani attraverso la costituzione di un organismo di coordinamento a cui sia affidato il compito di integrare a scala regionale le attività di trasferimento, evitando sovrapposizioni e mettendo in comune le rispettive banche dati e valorizzando le specializzazioni scientifiche dei rispettivi Dipartimenti.

Elaborare, in primis nell’ambito del Bilancio Sociale di Ateneo, un transfer impact factor che leghi la attività istituzionale universitaria con gli effetti reali prodotti sul territorio e la produzione scientifica con il suo trasferimento, affinché la missione universitaria sia generatrice di progresso per la comunità. In termini più ampi bisogna favorire la generazione di “Valore Pubblico”, rivedendo il paradigma di rendicontazione, misurazione e valutazione dell’azione universitaria, superando ogni impostazione burocratica e autoreferenziale e utilizzando indicatori di output e outcome capaci di orientare verso il miglioramento del livello di benessere economico, sociale, ambientale non solo degli utenti interni delle proprie politiche (studenti e personale) ma anche dei vari stakeholder del territorio rispetto alle condizioni di partenza.

Incentivare, all’interno dei laboratori dell’Ateneo, sperimentazioni e ricerche che possano essere di utilità per imprese e altre realtà territoriali che necessitino di prestazioni ad alto contenuto tecnologico.

Favorire, all’interno dei nostri Dipartimenti, la costituzione di laboratori congiunti con realtà aziendali che si rendano disponibili ad uno scambio di idee e di progetti, estendendole anche a partner europei con i quali agire in logica di networking.

Incentivare la sinergia con i Distretti scientifici e tecnologici e con i Consorzi cui partecipa l’Ateneo, con il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia e con tutti i sistemi di ricerca, compreso il CNR – soprattutto con riferimento ai Digital Innovation Hub e ai Competence Centre – favorendo i collegamenti tra gli attori che prendono parte alla divulgazione scientifica e tecnologica e alle attività di Terza Missione.

Sollecitare il Comune di Palermo ad un’azione di valorizzazione di aree urbane come l’ex Fiera del Mediterraneo, per creare spazi inclusivi all’interno dei quali si possano svolgere attività di divulgazione scientifica e incontro. In stretta collaborazione con l’Ateneo, si potrebbero realizzare dei ‘democenter’, per mettere in mostra alcune soluzioni sviluppate presso UNIPA e casi di successo di trasferimento tecnologico, prevedendo anche la realizzazione di un Centro Congressi, con spazi anche per l’erogazione di attività di formazione destinate alle imprese del territorio.

1 I Digital Innovation Hub sono strutture che intendono garantire ad ogni azienda, piccola o grande, high-tech o tradizionale, la possibilità di trarre beneficio dalle tecnologie digitali, attraverso vari tipi di servizi, quali accesso a infrastrutture di testing e prototipazione, offerta di competenze e formazione su tecnologie emergenti, supporto nell’accesso a programmi di finanziamento.

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Un pensiero riguardo “Un nuovo ruolo per la Terza Missione e i rapporti con il territorio: l’università come “agenzia di sviluppo”

  • Gennaio 12, 2021 in 7:11 am
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    La crescente attenzione del sistema universitario verso la TM e le sue innumerevoli ricadute nel contesto socio-economico di riferimento, non deve far dimenticare che il nostro Ateneo può contare su un ricco patrimonio esperenziale e conoscitivo sul tema della TM che andrebbe preservato, in primo luogo perché di antico e indiscutibile valore. Orbene, prima di entrare nel merito delle proposte, appare doveroso qui brevemente accennarne, affinché le conquiste del passato possano aiutarci ad affrontare meglio le sfide del presente.
    A cavallo dell’anno 2000, a cura del Dipartimento di Diritto Pubblico e grazie all’opera instancabile e lungimirante del compianto Prof. Francesco Teresi e del massimo rappresentante dello Stato in Sicilia, Prefetto Gianfranco Romagnoli (talmente innamorato della Sicilia che a fine mandato, Lui lombardo, pensò bene di stabilirvi la residenza), fu realizzata la più massiccia opera (almeno per numero di destinatari) di divulgazione scientifica e tecnologica che si ricordi a favore di numerose realtà territoriali (Comuni, Provincie, ASI, Consorzi, Camere di Commercio). Attraverso un ventaglio di ricche e articolate proposte, messe in atto grazie a diverse forme associative, vennero programmate e realizzate intere giornate formative e laboratori sperimentali (tutto on site) su moltissimi temi come: applicazioni dell’ICT per le PA, semplificazione amministrativa, controllo di gestione e contabilità analitica, sistemi informativi, applicazione mirate di BPR (reingegnerizzazione dei processi per il ridisegno della macchina organizzativa e delle procedure, antesignana e assai affine all’odierna prospettiva nota come Prototyping, alla base dei nuovi progetti di design dei servizi pubblici ). Chi scrive fu diretto testimone di quell’opera oltre che esserne umile operatore. L’esperienza, rubricata allora come “Intervento sul territorio”, viene oggi definita, all’interno delle diverse declinazioni operative della TM come “Formazione continua” e, con riferimento ad alcune attività collaterali e integrative della formazione, anche come Public Engagement (riguardo alla prima, echeggia ancora il titolo di uno dei principali filoni del “piano di azione per l’e-government 2000” ovvero “formazione all long life”).
    Questa premessa, ci consente di entrare nel merito della pregevole scheda “Un nuovo ruolo per la Terza Missione e i rapporti con il territorio: l’università come “agenzia di sviluppo”” per delineare un primo importante elemento che trae spunto proprio dalla genesi di quella iniziativa.
    Rivolgersi al territorio non significa “porsi” in una posizione passiva, nella sterile attesa che arrivino quelle che, sotto l’insegna di un diffuso stereotipo, vengono definite come “istanze”; ma invece, “proporsi”, avviando con le diverse modalità previste, una azione di ampio e convinto coinvolgimento di tutti i potenziali stakeholder. In altri termini, e solo per richiamare ancora una volta il superiore progetto, occorre mettere in atto tutte quelle azioni idonee a raggiungere il massimo coinvolgimento possibile (piani di comunicazione e altre strategie comunicative, tavoli di lavoro, protocolli d’intesa ecc..) .
    Nella parte descrittiva della scheda, viene proposta una possibile, nuova collocazione organizzativa degli Uffici per la TM; su questo versante, auspico che l’ormai raggiunta consapevolezza sul ruolo sempre più rilevante della TM nell’attività universitaria, ( non fosse altro perché per le prime due missioni i protagonisti sono gli studenti e i docenti mentre per la TM protagonista è la stessa Istituzione), si traduca in un atto di coraggio che porti la nuova governance a riservare, anche dal punto di vista organizzativo, un ruolo primario alla TM (a partire, per esempio, dall’inserimento in home page di uno specifico richiamo).
    Non oso certamente pensare che al pari di altri autorevoli Atenei si arrivi a inaugurare una nuova Area (troppa grazia !), ma certamente non sarebbe un’eresia dedicare alla TM un Settore o Servizio speciale con i vantaggi di cui si dirà appresso. In questa direzione, atteso che la compilazione della scheda SUA-TM/IS si declina negli otto aspetti (sinteticamente: Gestione della proprietà intellettuale, imprenditorialità accademica, attività conto terzi, strutture di intermediazione, produzione e gestione di beni culturali, sperimentazione clinica, infrastrutture di ricerca e formazione medica, formazione continua, public engagement), mi permetto di suggerire l’istituzione di singole UO per ognuna di dette funzioni. In subordine, si possono ipotizzare anche due sole UO per le rispettive macroaree: Valorizzazione della ricerca e Produzione di beni pubblici, con i compiti di gestione e monitoraggio delle connesse quattro azioni.
    Tale configurazione consentirebbe di raggiungere due importanti risultati:
    a) L’assegnazione delle responsabilità amministrative, di Settore e UO, consentirebbe di innestare i percorsi relativi agli adempimenti e al conseguimento dei risultati di ogni singola azione all’interno del sistema di valutazione delle performance personale e/o di struttura;
    b) dette assegnazioni, determinando la creazione di una struttura amministrativa speculare al modello proposto nella scheda SUA-TM/IS, consentirebbero, a cura dei rispettivi responsabili, la raccolta dei dati specifici richiesti dalla stessa per ogni singola azione, unitamente al presidio dell’attività di monitoraggio.

    Per ognuna delle otto azioni, si potrebbe disquisire a lungo e diffusamente perché sono numerose le sollecitazioni; ma per motivi di sintesi, ritengo opportuno rinviare la riflessione ad altra opportunità. Infine, sia consentito rilevare che la costruzione di un programma di governo aperto e attento a tutti i contributi, é certamente la migliore premessa per impostare azioni foriere di significativi risultati. L’iniziativa, inoltre, inaugura un modello di condivisione e partecipazione che motiva e rafforza il senso di appartenenza verso l’Istituzione.

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