L’ecosistema museale universitario come acceleratore di innovazione e sviluppo

L’Università di Palermo ha, da tempo, istituito il Sistema Museale di Ateneo (SIMUA) non solo come strumento di valorizzazione delle sue collezioni, ma anche come potente attrattore culturale di una fruizione locale, regionale, nazionale e internazionale. Il sistema è incentrato sul recupero, valorizzazione e messa a sistema del vasto, prestigioso e articolato patrimonio di collezioni museali in possesso dell’Università, composto da:

  • il Complesso Monumentale dello Steri, comprendente, oltre al trecentesco Castello Chiaramontano, il Carcere dei Penitenziati, la Cappella di S. Antonio Abate, l’ex Palazzo del Regio Lotto, la Quadreria Mediterranea (opere acquisite o donate all’Università di Palermo nel corso del ‘900, espressione di una pittura maturata in ambito mediterraneo), il “Grande Abatellis” e la Quadreria della Regia Università (una selezione di opere dei Maestri della pittura del Settecento in Sicilia, provenienti dalle Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis), la collezione Antonio Lagumina (una raccolta di cartografia della Sicilia dal XVI al XIX secolo);
  • il Museo Geologico “G.G. Gemmellaro” che possiede oltre 600 mila reperti suddivisi in numerose collezioni, fra le quali spiccano i fossili che abbracciano un intervallo di tempo di oltre 270 milioni di anni e collezioni geologiche e paleontologiche provenienti da tutto il mondo, tra cui il cristallo di gesso contenente una goccia d’acqua del Mediterraneo di 6 milioni di anni fa e lo scheletro umano più antico finora trovato in Sicilia;
  • il Museo di Zoologia “P. Doderlein”, risalente alla seconda metà del XIX secolo, che raccoglie alcune migliaia di esemplari di Invertebrati e Vertebrati. Per la sua particolare strutturazione, regala ai visitatori la stessa atmosfera in cui operavano gli studiosi di Zoologia nella seconda metà dell’800, pur avendo assoluto bisogno di una cospicua espansione per garantire piena valorizzazione ai reperti;
  • il Museo della Specola, fondato nel 1790 da Ferdinando di Borbone e ospitato nei locali dell’antico Osservatorio astronomico, in cima alla Torre Pisana di Palazzo dei Normanni, che conserva strumenti astronomici risalenti al XVIII e XIX secolo. Tra questi il celebre Cerchio di Ramsden, strumento unico per tipologia e qualità, col quale Giuseppe Piazzi scoprì nel 1801 il primo asteroide, Cerere Ferdinandea;
  • l’Orto Botanico, considerato un enorme museo all’aperto, vanta un’attività di oltre duecento anni (fu fondato nel 1795) che ha consentito anche lo studio e la diffusione, in Sicilia e in Europa, di moltissime specie tropicali e subtropicali. La sua peculiarità è data dalla grande ricchezza di specie presenti che ne fanno un luogo ricchissimo di espressioni di flore diverse;
  • il Museo della Radiologia “Pietro Cignolini” è uno dei pochissimi esistenti al mondo. Le sue diverse sezioni dedicate alle origini della radiologia ed agli scienziati che ne hanno permesso l’evoluzione, consentono di respirare un’atmosfera di un’integrazione scientifico-culturale che proviene da una vera e propria sinergia tra gli elementi storici e gli elementi moderni in uso durante la quotidiana attività della struttura;
  • il Museo storico dei meccanismi e dei motori custodisce un’importante collezione di motori, meccanismi, apparecchiature scientifiche e didattiche che costituiscono un patrimonio di grande valore a testimonianza dell’evoluzione delle macchine nei vari settori di applicazione;
  • il Convento di Sant’Antonino è un antico convento francescano, situato nei pressi della Stazione Centrale. Costruito nel XVIII secolo, venne trasformato, in seguito, in mulino e forno per la panificazione e in caserma dell’Esercito. Imponenti lavori di restauro lo hanno riportato allo splendore di un tempo, e oggi ospita il Centro Linguistico d’Ateneo;
  • la Cripta delle Repentite, tornata alla luce casualmente nel 2005 durante alcuni lavori di ristrutturazione di un vecchio complesso religioso in via Divisi, era il luogo di sepoltura per le “repentite” (le prostitute pentite o in pensione) e oggi conserva un pregevole altare seicentesco pressoché intatto;
  • la Fossa della Garofala, quindici ettari di natura, un lembo di Conca d’Oro salvato dall’urbanizzazione della parte occidentale della città, costituisce il retaggio di un elegante giardino che deve la sua nascita, nel XIX secolo, a Luigi Filippo d’Orléans;
  • l’Oratorio dei Falegnami è una preziosa cappella, incorporata nel Convento dei Teatini, prima sede dell’Ateneo in via Maqueda, che ricostruisce l’oratorio andato distrutto in occasione della realizzazione del portico dell’edificio principale;
  • le numerose collezioni scientifiche e umanistiche e gli archivi posseduti dai Dipartimenti, organizzati in esposizioni permanenti o temporanee:
    • le Collezioni Basile-Ducrot e dei modelli architettonici,
    • la Collezione di Scienze Botaniche,
    • la Collezione di Mineralogia, Petrografia e Geochimica,
    • la Collezione di Fisica,
    • la Collezione di Anatomia
    • la Collezione di Fisiologia Umana,
    • le Collezioni di Chimica Inorganica, di Chimica Fisica, di Chimica Organica e di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche,
    • le Collezioni del Dipartimento di Ingegneria,
    • le Collezioni di Entomologia Agraria e di Patologia Vegetale,
    • altre collezioni in via di progressiva catalogazione e sistematizzazione;

A questo imponente patrimonio si aggiunge la rete delle biblioteche e l’Archivio Storico del Sistema Bibliotecario di Ateneo, che costituiscono un prezioso complemento per la conoscenza e disseminazione della ricerca. Tali biblioteche contengono tra l’altro preziosi documenti che potranno essere oggetto di esposizioni (anche tematiche), di comunicazione e di diffusione per valorizzare il ruolo di mediatori culturali tra la ricerca e l’esperienza culturale, tra la custodia della memoria e lo stimolo della creatività (Cfr. Scheda sullo SBA).

L’ateneo ospita inoltre uno dei dieci Corsi di Laurea Abilitante in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, essendo anche stato il primo ateneo italiano a dotarsi di un corso di studi (sia Laurea che Laurea Magistrale, infine trasformata nell’attuale corso abilitante) in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (a partire dall’A.A. 2002/03). Questa attenzione potrebbe tradursi nella creazione di un dottorato di ricerca in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (attualmente non esistente in altre sedi in Italia), che potrebbe proseguire l’aspetto professionalizzante, favorendo anche un ulteriore percorso di sviluppo della ricerca nel settore del restauro dei Beni Mobili. Il Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali mantiene oggi proficui rapporti con i suoi portatori di interesse (aziende di restauro, aziende edili, sovrintendenze, assessorati, musei, complessi monumentali), che potrebbero ulteriormente favorire l’attività di Terza Missione dell’Ateneo.

Nella prospettiva del rafforzamento di Unipa come “motore culturale” dello sviluppo e nell’ambito della più generale visione di una università collaborativa, si ritiene necessario avviare un nuovo progetto di “ecosistema museale universitario” che amplii l’attuale concetto di sistema e fornisca un nuovo ruolo ai musei e alle collezioni e, in generale, ai poli culturali dell’Università di Palermo. E’ necessaria quindi una trasformazione della funzione dei singoli plessi da nodi di una rete verso una vera e propria “armatura culturale” di valenza regionale e nazionale (e per alcune sedi anche internazionale) in cui ciascuna delle parti contribuisca alla struttura, alla sua sostenibilità, alla sua attrattività ed alla sua funzione.

OBIETTIVI

Il progetto di ecosistema museale universitario mira al perseguimento di un sistema interagente di obiettivi di co-interesse dell’Università, dell’Amministrazione locale e regionale e della comunità:

  1. storicizzazione della conoscenza, cioè trasmissione delle informazioni come esito della conoscenza dell’intero processo di ricerca che le ha prodotte ed educazione capace di diventare a tutti gli effetti parte della formazione universitaria. I musei, le collezioni e le biblioteche universitarie diventano quindi a loro volta laboratori didattici, che, anche, attraverso il coinvolgimento dei più giovani studiosi, potrebbero diventare i mediatori culturali per aprire le collezioni al territorio;
  2. miglioramento della qualità, attualità e validità della conoscenza anche attraverso l’utilizzo di strumenti e tecniche digitali relativi allo stato dell’arte delle singole discipline e per la valorizzazione delle collezioni;
  3. accessibilità in tempo reale a domanda dell’utenza attraverso l’utilizzo della multimedialità con proposizione dei processi di scoperta, conoscenza e sistematizzazione della ricerca;
  4. interattività attraverso la trasformazione delle conoscenze umanistiche e scientifiche in narrazioni accessibili in tempo reale attraverso la smartness o le tecnologie immersive;
  5. virtualità attraverso l’uso dell’informatica per rendere accessibili tutti gli altri elementi del sistema museale da ogni singola sede;
  6. specificità territoriale attraverso la localizzazione dei poli della rete museale nei luoghi sede storica delle collezioni e costituenti l’insostituibile contesto culturale e fisico della ricerca che le collezioni testimoniano.

AZIONI

Revisione del Regolamento di Funzionamento del SiMuA in vista di una più efficace integrazione tra le esigenze di ricerca e quelle di valorizzazione e fruizione esterna del patrimonio. Il Regolamento dovrà prevedere a tale scopo la costituzione di un Comitato Scientifico per l’Orto Botanico e per ciascuno degli altri Musei, al fine di un pieno coinvolgimento dei docenti delle aree interessate.

Valorizzazione delle Collezioni di Ateneo attraverso una piena integrazione nel SiMuA, con regole che ne salvaguardino le specificità e l’autonomia.

Incremento del Personale tecnico-amministrativo a supporto del SiMuA, e piena valorizzazione dei Curatori Museali, anche attraverso il riconoscimento almeno della Funzione Specialistica, e dei Giardinieri dell’Orto Botanico, il cui numero e impegno di giornate lavorative devono essere in quantità sufficiente da garantirne efficacemente la cura e la manutenzione.

Recupero e potenziamento dei singoli musei e collezioni, anche prevedendo la costituzione di nuovi musei (ad esempio, Museo delle Farfalle, Museo dei grandi mammiferi marini) valorizzandone la doppia specificità di luoghi della cultura e della ricerca, favorendo ulteriormente l’attivazione di efficaci partenariati istituzionali e pubblico-privato che consentano al tempo stesso di allargare la fruizione del patrimonio museale e di rafforzare la capacità di attrarre risorse finanziarie da destinare al suo ulteriore arricchimento.

Completamento della catalogazione del patrimonio museale disponibile in Ateneo, con adeguata stima del suo valore ai fini della redazione del Bilancio Economico-Patrimoniale.

Attivazione di efficaci sinergie tra i siti del Sistema Museale e il Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali per favorire un pieno utilizzo delle risorse e delle competenze disponibili in Ateneo per la valorizzazione ed il mantenimento del patrimonio di beni culturali.

Rafforzamento di una logica di rete tra le diverse sedi del Sistema Museale che permetta ad ogni nodo di diventare luogo di promozione di tutti gli altri, attraverso: a) la pubblicazione di brochure informative degli altri musei, b) la realizzazione di un biglietto integrato, c) la creazione di un’app specifica di promozione dell’intero Patrimonio Museale. Tale azione mira direttamente ad integrarsi progressivamente con analoghe iniziative sviluppate di intesa con le altre istituzioni culturali e museali, pubbliche e private, del territorio.

Realizzazione di un ambizioso progetto di ecosistema museale che comprende la costituzione di un Museo Digitale e Multimediale dell’Università e successivamente di un Museo delle culture umanistiche, scientifiche e tecniche dell’Università di Palermo, insieme ad una serie di interventi di valorizzazione del sistema.

Il Museo Digitale e Multimediale dell’Università, da realizzare, per esempio, in un’area di recupero del patrimonio dismesso o in alcuni spazi dei distretti culturali già esistenti (come quello che gravita tra Palazzo Butera, la GAM, lo Steri, lo Spasimo) risponde alle due esigenze fondamentali di concentrazione e diffusione: la concentrazione della fruizione delle collezioni in un luogo diverso da quello di formazione, attraverso l’uso di alcune forme innovative, che consente di offrire una conoscenza integrata del valore della cultura umanistica, scientifica e tecnica offrendo un polo di grande attrattività; la diffusione delle conoscenze, che rimanda alle collezioni presenti nei Dipartimenti. Tale “polo centrale” consentirebbe inoltre di risolvere i problemi di accessibilità di un pubblico numeroso e più orientato alla fruizione turistica e divulgativa.

Il Museo delle culture umanistiche, scientifiche e tecniche dell’Università di Palermo, per il quale dovrà essere trovata una sede adeguata (per esempio, nell’ambito di un accordo con il Comune di Palermo, il Palazzo Jung), sarà il luogo nel quale a regime potranno trovare spazio alcuni degli attuali musei dell’Ateneo che oggi attraversano una difficoltà oggettiva di natura logistica legata all’inadeguatezza dei siti che li ospitano. Il Museo dovrà prevedere innovativi strumenti educativi, sperimentali e didattici per favorire la divulgazione della conoscenza di fenomeni complessi ad un pubblico eterogeneo per età e per competenze.

Il progetto di ecosistema museale si integra con gli interventi di:

  • miglioramento delle dotazioni tecnologiche e informative dei musei e delle collezioni, l’incremento delle capacità comunicative e il potenziamento dei servizi aggiuntivi (bookshop, caffetteria, mediateca, sito web, social network, etc.);
  • divulgazione della ricerca umanistica, sociale, scientifica e tecnica prodotta nei Dipartimenti universitari, anche come modalità permanente e seducente di orientamento, per favorire la diffusione della conoscenza sull’evoluzione del territorio;
  • costituzione sul territorio cittadino di una rete di luoghi, anche esterni all’Università di Palermo, adatti alle molteplici forme ed espressioni della cultura;
  • rafforzamento o generazione di imprese e spin-off nei settori della creatività e dei beni culturali, delle applicazioni per digital devices, dell’editoria digitale, per incentivare la creatività e favorire l’occupazione giovanile a partire dagli stimoli culturali che gli elementi dei musei e delle collezioni universitari possono generare;
  • creazione e consolidamento dei rapporti tra la ricerca scientifica, la conservazione del patrimonio culturale, la comunicazione didattica ed il governo del territorio, in un sempre più stretto rapporto tra università, amministrazione civica, scuola e tessuto civile;
  • costituzione della rete museale integrata attraverso la collaborazione tra tutte le altre sedi museali della città, attraverso il biglietto unico integrato, lo scambio di collezioni e l’organizzazione di mostre tematiche comuni che mostrino l’antica alleanza tra comunità universitaria e comunità cittadina.

In questa nuova ottica di promozione culturale, la comunicazione e la diffusione della conoscenza, della formazione e della ricerca avverranno attraverso i più efficaci canali capaci di innescare – come testimoniano numerose esperienze nel mondo – processi virtuosi di potenziamento della vita culturale palermitana.

Palermo, anche attraverso il suo ecosistema museale universitario, potrà così ambire a tornare ad essere un luogo in cui i cittadini vengono educati, informati, formati e resi consapevoli della loro appartenenza ad una comunità culturale. Si configurerebbe così una città educativa capace di incoraggiare l’esplorazione e la sperimentazione, di promuovere la cultura dell’innovazione e del mutamento, offrendo continue sfide alla conoscenza, all’azione e allo sviluppo.

L’ecosistema museale universitario, dunque, non vuole essere soltanto un tradizionale museo di storia delle arti e delle scienze o di divulgazione delle conoscenze, ma anche un comunicatore, un incubatore e un acceleratore della ricerca dell’Università di Palermo e la sua interfaccia con il territorio.

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

2 pensieri riguardo “L’ecosistema museale universitario come acceleratore di innovazione e sviluppo

  • Marzo 19, 2021 in 9:15 am
    Permalink

    Grazie dell’attenzione a questo tema, la creazione di un ecosistema dei beni culturali d’Ateneo, capace di coniugare le realtà formative e di ricerca presenti in Ateneo con i beni culturali in esso conservati, può rappresentare un momento di creazione di una rete di conoscenze assolutamente interdisciplinare, per sua stessa natura. Mi permetto di aggiungere come azione da far svolgere a questa realtà una forte azione di orientamento per le scuole e di interazione con le stesse, favorendo la visita delle varie realtà d’Ateneo ai diversi percorsi scolastici per favorire l’integrazione della città e dell’Università.
    Penso a quanto potrebbe essere interessante invitare gli studenti del liceo classico a vedere la collezione di sculture in gesso, riproduzione di opere greche e romane, presenti all’Edificio 14, sorprendere gli studenti di un istituto tecnico per chimici con l’applicazione delle analisi chimiche allo studio dei monumenti e cose simili.

    Rispondi
    • Marzo 19, 2021 in 10:14 am
      Permalink

      Le segnalo Giuseppe Guerrera, Il museo come infrastruttura urbana, Aracne-Roma. In occasione di un Laboratorio in collaborazione con Museo Riso abbiamo elaborato un’idea di museo che forse Le potrebbe essere utile.
      L’idea è di un museo “Poroso”, sempre aperto alla città, attraversabile dai normali percorsi urbani, dove sostare, giocare, studiare. Una infrastruttura culturale a servizio della città. Anche indipente dalle attività del museo

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *