Progetto inclusione e diritto allo studio

Il diritto allo studio e i servizi agli studenti, pur rientranti in ambiti concettuali diversi, sono strettamente legati, almeno per una duplice ragione:

– per gli studenti meritevoli e bisognosi, l’accesso agli studi universitari e quindi la realizzazione del diritto allo studio non sarebbe pensabile senza l’erogazione di servizi basilari quali vitto e alloggio oltre all’esonero, parziale o totale, dal pagamento delle rette universitarie;

– per la generalità degli studenti, la qualità e la quantità dei servizi offerti giocano un ruolo decisivo nella scelta dell’Ateneo in cui studiare.

In questa scheda si concentrerà l’attenzione soprattutto sul tema del diritto allo studio, rinviando ad una scheda successiva l’analisi dettagliati dei servizi che si ritiene necessario offrire agli studenti.

L’alta formazione costituisce infatti una delle “missioni” principali dell’Università, da perseguire mantenendo una specifica attenzione alle peculiarità del territorio di riferimento. Il contesto italiano, e, in particolare, quello siciliano, presentano rilevanti debolezze con riferimento al numero di laureati in rapporto alla popolazione complessiva. L’Italia è infatti all’ultimo posto tra i paesi europei per la percentuale di laureati tra i 25 ed i 34 anni, un dato che peraltro va progressivamente peggiorando. La condizione risulta ancora più drammatica per la Sicilia.

I dati del rapporto OCSE “Education at glance” del 2019 mostrano infatti che in Italia la percentuale di laureati tra i giovani di età compresa tra 25 e 34 anni è decisamente più bassa di quella degli altri paesi europei e dell’OCSE. A fronte del valore italiano del 28% circa, la media europea è del 43% e quella dei paesi OCSE del 44% circa. L’Italia, peraltro, si pone per questo indicatore all’ultimo posto tra i paesi europei.

Sebbene il dato italiano sia in rapida crescita negli ultimi anni, il fortissimo gap con gli altri paesi appare lontano dall’essere colmato, essendosi anzi perfino incrementato. Nel periodo 2008-2019, infatti, l’Italia è passata dal valore del 20% a quello del 28%, mentre i Paesi dell’UE sono passati dal 33% al 44% e quelli OCSE dal 35% al 44%.

La notevole debolezza italiana raggiunge livelli ancora più preoccupanti se si concentra l’attenzione sul Sud. Considerando le percentuali di laureati tra i giovani di 25-29 anni rilevate dall’ISTAT, si osserva che nell’intervallo 2004-2018 la differenza tra aree settentrionali e meridionali è fortemente cresciuta (31,8% al Nord, 21,5% al Sud), raddoppiando oggi rispetto al valore, ancora abbastanza contenuto, del 2004.

Un elevato livello di formazione ha importanti conseguenze sulla qualità del tessuto socio-culturale, aumentando la propensione al rispetto delle regole, alla tutela dell’ambiente e dei beni comuni e perfino allo svolgimento di attività di volontariato. Inoltre, le statistiche mostrano positive correlazioni tra titolo di studio e accesso all’informazione, lasciando quindi anche ritenere che i laureati esprimano il proprio voto con maggiore consapevolezza e possano quindi contribuire alla selezione di una classe politica più competente. Il livello di istruzione gioca un ruolo rilevante anche con riferimento alla “speranza di vita”, che, dai dati ISTAT e da quelli dell’Atlante Italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione, risulta più elevata per i laureati che per i soggetti in possesso di titoli di studio inferiori.

I dati ISTAT mostrano che la percentuale di persone impegnate nel volontariato sia del 22% tra i laureati e solo del 15% tra i diplomati (dati pubblicati con riferimento al solo anno 2013). Inoltre, risulta che i giovani 25-44enni che si informano quotidianamente sono il 31% tra i laureati ed il 19% tra i diplomati.

Con riferimento alla correlazione tra speranza di vita e titolo di studio, i dati ISTAT mostrano che per un 25enne (maschio) laureato essa risulta superiore di 1,5 anni, 3 anni e addirittura 5,2 anni rispetto a quelle di un diplomato di scuola media superiore, di scuola media inferiore e di licenza elementare (o inferiore). Per una donna 25enne le differenze risultano più basse, ma comunque non trascurabili, con divari di 0,6 anni, 1,3 anni e 2,7 anni tra laureate e, rispettivamente, diplomate di scuola media superiore, di scuola media inferiore e di licenza elementare. Valori analoghi sono confermati dall’Atlante Italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione.

Si sono lasciate per ultime le considerazioni sui livelli occupazionali, che ovviamente costituiscono, per un ente di alta formazione come il nostro, uno dei parametri più importanti. Anche in questo caso si rilevano evidenti correlazioni tra titolo di studio posseduto e facilità di trovare un’occupazione, con importanti conseguenze anche sul livello di reddito.

Le statistiche dell’ISTAT mostrano che nel 2015 aveva già un lavoro l’83,1% dei laureati del 2011 (quindi, con analisi effettuata a quattro anni dalla laurea), contro una percentuale di diplomati pari al 63,2%, con una differenza quindi prossima al 20% in relazione al titolo di studio (differenze ancora maggiori ovviamente si rilevano rispetto a giovani con titolo di studio ancora più basso). In Sicilia le differenze tra laureati e diplomati sono un po’ inferiori ai dati medi nazionali, ma rimangono molto significative, anche in considerazione del più grave livello di disoccupazione giovanile complessiva. Prendendo in esame la condizione lavorativa nel 2015 di coloro che hanno terminato gli studi nel 2011, è risultato occupato il 67,2% dei giovani laureati siciliani contro il 51,7% dei diplomati, mentre risultano in cerca di occupazione il 26,5% dei laureati e il 42,5% dei diplomati.

Le differenze tra laureati e diplomati sono rilevanti anche dal punto di vista reddituale, con livelli medi nazionali, a 4 anni dal conseguimento del titolo, di circa 1300 euro per i laureati (variabile tra 800 per psicologia e 1400-1500 per medicina, ingegneria, scienze, farmaceutica, economia) e di 800 euro per i diplomati (variabile tra 400 e 1300 a seconda del tipo di diploma conseguito).

L’aumento della percentuale di giovani in possesso della laurea è pertanto essenziale per il contesto in cui opera l’Università di Palermo, in primo luogo dal punto di vista “politico” e delle possibilità di crescita e sviluppo del territorio siciliano. E’ necessario in questo senso porre il tema all’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici in maniera non “auto-referenziale”, come se il (relativamente) basso livello di iscrizioni agli Atenei meridionali fosse un problema esclusivamente per i bilanci universitari e non, piuttosto, un gravissimo vulnus per le possibilità di futuro dei giovani meridionali. Questa considerazione vale anche per il problema, strettamente correlato, del continuo e consistente esodo di studenti meridionali verso gli Atenei del Centro-Nord che, ancora una volta, non va considerato un problema per le finanze dei nostri Atenei quanto, piuttosto, una seria e drammatica ipoteca sul futuro dei nostri territori.

La presenza di un maggiore numero di studenti pone tuttavia significativi problemi di adeguatezza delle aule e delle altre strutture didattiche e di potenziale incremento del rapporto studenti/docenti che, ove non oggetto di intervento, comportano un generale peggioramento della qualità della formazione e, contestualmente, un aumento delle percentuali di abbandono. Limitarsi pertanto a favorire l’aumento delle immatricolazioni senza adeguati interventi ed investimenti per superare i problemi ad esso correlati si tradurrebbe in una pura operazione di “cassa” per l’Ateneo che, piuttosto che favorire il benessere socio-economico di più larghe fasce della popolazione, finirebbe per determinare un esito opposto, limitandosi ad offrire a tanti giovani una speranza di futuro poi drammaticamente contraddetta dal fallimento dell’abbandono.

Gli interventi dell’Ateneo per predisporsi ad accogliere studenti provenienti da fasce sociali più ampie devono essere necessariamente accompagnati da adeguati investimenti regionali e nazionali per il diritto allo studio. Negli ultimi anni attraverso le Leggi Finanziarie è stata opportunamente introdotta una “no-tax area” per nuclei con ISEE inferiore a 13.000 € (con un limite massimo delle rette per ISEE fino a 30.000 €). La soglia di esenzione è stata recentemente innalzata a 20.000 € in relazione alle difficili congiunture economiche determinate dalla pandemia da COVID19, con l’assegnazione di ulteriori fondi agli Atenei per favorirne l’ulteriore innalzamento (il nostro Ateneo, come molti altri, grazie a tali fondi ha portato la soglia di esenzione a 25.000 €). Tali elevati livelli di esenzione potranno essere mantenuti negli anni futuri solo a condizione che le corrispondenti risorse a disposizione degli Atenei vengano assicurate anche dopo il superamento dell’attuale crisi sanitaria e, conseguentemente, economica.

Negli ultimi tre anni, inoltre, le risorse per le borse di studio sono cresciute a livello nazionale di circa il 30%, aumentando finalmente la percentuale di copertura degli aventi diritto. Una discutibile modalità di distribuzione delle risorse sul territorio nazionale rende tuttavia ancora molto bassa la percentuale di copertura degli aventi diritto in Sicilia (ed in altre regioni economicamente depresse), con la paradossale conseguenza che in diversi casi per un giovane siciliano diventa più probabile ottenere la borsa di studio iscrivendosi ad un Ateneo del Nord piuttosto che rimanendo in un’università della Regione. La situazione rimane particolarmente drammatica a Palermo, dove l’ERSU nel 2019 è riuscito ad attribuire circa 6.400 borse di studio – peraltro con significativi incrementi rispetto agli anni precedenti – a fronte di una popolazione di aventi diritto vicina a 12.000 unità (i dati relativi all’anno in corso sono ancora in evoluzione, con circa 5.000 borse di studio attribuite, ma con ulteriori attesi scorrimenti di graduatoria).

Altrettanto difficile rimane la questione delle residenze universitarie, ad oggi in grado di offrire a Palermo circa 800 posti letto, cui si aggiungono poco più di 1.000 contributi abitativi, a fronte di una popolazione di fuori sede decisamente più numerosa.

Parallelamente, è necessario riconsiderare il concetto tradizionale di studente: la realtà che ci circonda, sicuramente amplificata dagli effetti che deriveranno dalla pandemia in corso, mostra sempre di più come il concetto di studente universitario debba essere esteso per comprendere fattispecie finora solo marginalmente considerate quali quelle, purtroppo sempre più frequenti, dei soggetti fuoriusciti dal mondo del lavoro o in forti difficoltà lavorative. Tali soggetti potrebbero notevolmente beneficiare di percorsi di formazione o di riqualificazione che solo l’università può proporre, unitamente a percorsi istituzionali, strutturati e condivisi con le parti sociali di reinserimento nel mercato del lavoro. Queste azioni potranno anche avvantaggiarsi delle possibilità offerte dalla formazione a distanza, elemento capace di delocalizzare gli interventi formativi rispetto alle consuetudini fin qui acquisite, anche a vantaggio di quanti, in ragione della forte crisi economica che il Paese sta attraversando, non potrebbero avvicinarsi al mondo universitario anche in presenza di contributi e sussidi.

“E` compito della Repubblica”, dice la Costituzione Italiana all’art. 3, “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, prevedendo anche, all’art. 34, di dotare gli studenti meritevoli e bisognosi di adeguati strumenti per la garanzia del diritto allo studio. Le Università sono parte importante e consapevole del sistema repubblicano e devono quindi partecipare a questo sforzo di rimozione degli ostacoli, senza limitarsi a prendere semplicemente atto delle diversità di formazione di partenza dei giovani immatricolati. L’impegno dell’Ateneo deve essere quindi quello di assicurare possibilità di formazione universitaria al più elevato livello, favorendo il superamento di ingiustizie e diseguaglianze legate alle diverse opportunità di partenza. Peraltro è utile ricordare che uno dei parametri presi in considerazione dal Censis per la valutazione degli Atenei italiani è la qualità e la quantità dei servizi (vitto e alloggio) erogati agli studenti, insieme al numero di borse di studio erogate, alle strutture (aule, biblioteche, laboratori), alla comunicazione e ai servizi digitali, al numero dei laureati occupati dopo un anno e all’internazionalizzazione.

OBIETTIVI

Aumento del numero dei giovani che si laureano, da raggiungere senza abbassare la qualità della formazione, per assicurare ai giovani del nostro territorio di riferimento un futuro migliore grazie al rafforzamento di competenze, esperienze, larghezza di vedute, consapevolezza personale assicurati da un percorso di studi di grado elevato.

Migliore e più equilibrata distribuzione degli iscritti tra i corsi di studio dell’Ateneo, in relazione alle effettive possibilità occupazionali, alla disponibilità di strutture didattiche e di docenti, alle esigenze del territorio, assicurando anche massima attenzione ai servizi offerti agli scritti ai Poli decentrati (Cfr. Scheda in preparazione);

Definizione di regole per la contribuzione studentesca che favoriscano una migliore distribuzione dei pagamenti nel corso dell’anno e che riescano a venire maggiormente incontro alle esigenze di nuclei familiari con difficoltà economiche.

Promozione di interventi condivisi con le altre università siciliane per sollecitare maggiori investimenti sul diritto allo studio, in particolare per incrementare il numero delle borse di studio erogate dall’ERSU, e l’introduzione di regole più eque per la loro distribuzione sul territorio nazionale.

Miglioramento dell’accessibilità ai percorsi didattici per gli studenti portatori di disabilità, vulnerabilità, fragilità e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), tenendo conto anche delle specifiche situazioni degli studenti lavoratori, degli studenti genitori e degli studenti ricoverati in ospedale per malattie di particolare gravità.

Rafforzamento dei rapporti con l’ERSU per ottimizzare la gestione delle strutture residenziali e di servizio esistenti (anche rafforzando la rete wifi), per programmare la creazione di nuovi plessi anche attraverso la riconversione di edifici – partecipando anche direttamente come Ateneo ai prossimi bandi ministeriali per l’edilizia residenziale universitaria – e per promuovere attività culturali di interesse cittadino, sostenendo congiuntamente anche la crescita delle start-up.

Promozione di un maggiore coinvolgimento inter-istituzionale: consapevoli delle specificità costitutive e di ruolo dell’Università rispetto alle altre istituzioni pubbliche, si ritiene essenziale avviare attività di maggiore raccordo con altre realtà istituzionali non solo locali (Comune di Palermo, Aree metropolitane regionali e Regione Siciliana) ma anche nazionali quali il Ministero della Difesa, il Ministero del Lavoro o il Ministero delle Attività Produttive, nella loro qualità di presidio di competenze statali concorrenti rispetto a quelle universitarie.

Sviluppo di più attive forme di collaborazione e dialogo con le altre università siciliane, nonché con gli AFAM, per portare gli studenti al centro nella nostra mission, coinvolgendo anche le autonomie locali per realizzare concretamente – e non come semplice slogan – il senso di Palermo come città universitaria e dell’accoglienza.

AZIONI

Sviluppare l’azione del COT per favorire il superamento dei problemi culturali che frequentemente si accompagnano a quelli di tipo economico per gli studenti appartenenti a famiglie con difficoltà economiche (Cfr. Scheda sul COT in preparazione), in forte interazione con gli istituti scolastici di provenienza.

Predisporre una campagna informativa, concordata con gli Assessorati Regionali e Comunali alla Formazione e con l’Istituto Scolastico Regionale, per diffondere la consapevolezza dell’importanza della prosecuzione degli studi dopo il conseguimento del diploma di scuola media superiore in termini di prospettive occupazionali, reddituali e di soddisfazione lavorativa e per fare conoscere le opportunità di sostegno economico disponibili;

Istituzione di un tavolo tecnico permanente tra docenti dell’Ateneo, Dirigenti Scolastici e docenti delle Scuole Medie Superiori per realizzare un’effettiva interazione con gli istituti scolastici, con particolare attenzione a quelli tecnici e professionali, per favorire l’adeguamento dei programmi degli ultimi anni delle scuole superiori alle esigenze dei percorsi universitari successivi e una maggiore conoscenza, da parte dei docenti delle materie universitarie di base, del livello effettivo di partenza dei giovani diplomati;

Organizzare percorsi didattici per il superamento delle carenze formative all’immatricolazione, congiuntamente gestiti da docenti universitari e delle scuole medie superiori, da svolgere a partire dal penultimo anno del percorso scolastico e fino al primo anno di quello universitario;

Offrire la possibilità di opzione per un anno zero prima dell’effettiva immatricolazione, con una tassazione ridotta al minimo, che permetta agli studenti con le più gravi carenze di base di disporre di un tempo congruo per il loro superamento, con l’obiettivo di riuscire poi a concludere il percorso universitario nei tempi previsti (con pieno recupero, quindi, dell’anno iniziale rispetto ad un successivo percorso che sarebbe stato invece fortemente rallentato dalle carenze non colmate);

Prevedere per ciascuno studente l’opzione, per il pagamento del Contributo Onnicomprensivo per l’iscrizione all’Ateneo, tra il pagamento in unica soluzione, la suddivisione in tre rate, l’addebito mensile su conto corrente per un periodo distribuito tra settembre e aprile;

Creare una Carta dei Servizi finalizzata alla conoscenza di tutte le opportunità di inclusione e sostegno garantite dall’Ateneo in merito al Diritto allo Studio;

Dare piena attuazione, per quanto di competenza dell’Ateneo, alle previsioni della nuova Legge per il Diritto allo Studio recentemente approvata dalla Regione Siciliana nel Giugno 2019;

Prevedere interventi straordinari a carico dell’Ateneo per situazioni di particolare difficoltà in cui possono trovarsi gli studenti UNIPA quali la perdita del reddito, problemi di salute, decesso di un familiare;

Realizzare il progetto “adotta uno studente da parte delle aziende, finalizzato ad avviare un rapporto di collaborazione tra studenti meritevoli e bisognosi e imprese sin dai primi anni di studio universitario;

Velocizzare ulteriormente il trasferimento all’ERSU della Tassa Regionale per il Diritto allo Studio, versata da ogni studente all’Ateneo contestualmente al Contributo Onnicomprensivo, favorendo così anche un maggiore accesso ai fondi nazionali per il diritto allo studio legati alla premialità;

Istituire la figura del difensore civico dello studente, che dovrà intervenire non solo per garantire i percorsi didattici e i rapporti con la nostra struttura amministrativa, ma anche sostenendo gli studenti nei loro rapporti con le altre istituzioni e i privati con cui si relazioneranno nella loro vita universitaria, attivando anche un sistema di customer satisfaction che consenta di verificare la percezione dei nostri servizi per migliorarli continuamente;

Abbattere le barriere architettoniche ancora esistenti e potenziare gli strumenti offerti dalla didattica a distanza per gli studenti impossibilitati a frequentare le strutture universitarie;

Rafforzare l’Ambulatorio Medico Universitario trasformandolo in un presidio medico permanente in grado di offrire un servizio di primo livello sanitario e di indirizzare, previa convenzione con l’AOUP di Palermo, verso strutture specialistiche ove necessario (Cfr. Scheda sui servizi agli studenti in preparazione);

Istituire un tavolo tecnico sul modello della Consulta prevista dalla recente legge regionale siciliana sul diritto allo studio (art. 9, l. reg.sic.10/2019), in modo da coordinare gli interventi e mettere a punto azioni sinergiche onde evitare sovrapposizioni e iniziative poco efficaci. In questo quadro, stipulare una Convenzione con l’ERSU che favorisca l’impiego delle risorse tecniche e amministrative dell’Ateneo per la gestione di strutture appartenenti all’ERSU nel quadro del miglioramento dei servizi offerti agli studenti (per esempio, per l’ammodernamento delle strutture residenziali, l’adeguamento alle norme di igiene e sicurezza nei luoghi pubblici, il potenziamento del sistema di comunicazione diffusiva, l’efficientamento energetico, etc.);

Avviare un servizio di accreditamento degli appartamenti privati affittati agli studenti, con verifica e posizionamento di “targa di fiducia”, per garantire la serietà del locatario e il decoro e la sicurezza degli immobili, realizzando un vero e proprio Albergo diffuso per studenti, le cui strutture siano recensite e registrate nel portale di Ateneo;

Prevedere un ufficio speciale dell’Ateneo votato al fundraising che coinvolga il maggiore numero di attori esterni in un’azione di partecipazione attiva alle politiche di sostegno nei confronti degli studenti universitari;

Favorire l’impiego delle residenze universitarie anche in periodo estivo come ospitalità per studenti di altri Atenei italiani ed esteri e visiting professor;

Prevedere l’istituzione di un Premio di Laurea a carico dell’Ateneo, che tenga conto delle condizioni di reddito e di merito degli studenti;

Promuovere un’azione concordata e convergente, coinvolgendo anche gli altri Atenei siciliani e del Sud Italia, per vedere crescere l’impegno economico a carico della finanza pubblica per dotare di borse di studio tutti gli studenti in possesso dei requisiti di reddito e di merito richiesti e prevedere adeguati investimenti su mense e alloggi in modo da ampliare la platea degli studenti idonei e beneficiari di contributi alloggio ed economici, al fine di consentire una migliore permanenza presso la città universitaria non gravando sulle famiglie, purtroppo piegate dalla crisi economica degli ultimi mesi. In questo contesto è anche necessaria una campagna di sensibilizzazione rivolta a privati e imprese, che possano sostenere anche finanziariamente il mondo universitario e i suoi studenti nella logica della “charity” anglosassone e l’istituzione di un ufficio speciale dell’Ateneo votato al fund-raising che coinvolga il maggiore numero di attori esterni in un’azione di partecipazione attiva alle politiche di sostegno nei confronti degli studenti universitari;

Supportare un progetto strutturato di collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa volto a riqualificare strutture in uso alla Difesa per poterne garantire un uso promiscuo con la società civile in genere – e con l’Università di Palermo in particolare -, capace di mettere a disposizione dell’Ateneo alloggi, aule, spazi per strutture formative da utilizzare in partenariato con altri enti (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Strutture di Pronto Intervento Sanitario, etc). Tale progetto potrebbe altresì stimolare una compartecipazione del Ministero del Lavoro volto in particolare a creare a Palermo un progetto pilota in grado di supportare la riqualificazione dei Militari in ferma breve attraverso un loro inserimento in percorsi universitari appositamente concepiti;

Promuovere un progetto strutturato di collaborazione con il Ministero del Lavoro e con il Ministero delle Attività Produttive per creare a Palermo un punto di riferimento nazionale rivolto alla qualificazione o riqualificazione dei NEET, realtà purtroppo in rapida crescita, che rischia di minare alle fondamenta la tenuta stessa della nostra società.

In questa scheda non sono stati approfonditi i temi dei servizi agli studenti e dell’orientamento e tutorato, che saranno oggetto di specifiche shcede in preparazione.

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