I Poli Territoriali dell’Università di Palermo: un impegno a servizio della crescita socio-economico-culturale della Sicilia Occidentale

Il ruolo dei Poli Decentrati dell’Università di Palermo assume un significato particolarmente rilevante nel contesto regionale siciliano. E’ nota infatti la funzione di promozione della crescita culturale e sociale, oltre che economica, che l’università può svolgere in determinate aree del territorio. Questa funzione è stata, almeno in parte, già svolta, con risultati che vanno valutati senza limitarsi ad un approccio ragionieristico basato esclusivamente sul ritorno economico derivante dal numero degli iscritti ai corsi dei poli decentrati.

In particolare, al di fuori della città di Palermo, l’Ateneo opera attraverso le tre sedi decentrate delle Provincie di Agrigento, Caltanissetta e Trapani. La gestione amministrativa di tali sedi è affidata ai “Poli territoriali decentrati”, Organi dell’Ateneo retti da un Consiglio di Polo e da un Presidente nominato dal Rettore. Gli interlocutori istituzionali di tali attività sono invece i Consorzi Universitari (il Consorzio Empedocle ad Agrigento, il Consorzio di Trapani e quello di Caltanissetta), con personalità giuridica a carattere pubblico, strumentalmente e finanziariamente collegati alla Regione Siciliana.

Le interazioni tra l’Ateneo ed i Consorzi sono state in passato molto problematiche, soprattutto con riferimento ai rapporti economico-finanziari e alla capacità di alcuni Consorzi di onorare gli impegni assunti, con situazioni di tensione che, nel caso di Agrigento, sono sfociate in un complesso contenzioso giudiziario. D’altra parte, i Consorzi hanno coperto le chiamate di molti docenti, sostenuto i costi del personale a supporto delle esercitazioni e quelli degli strumenti e dei materiali di laboratorio.

Negli ultimi anni è stata finalmente conseguita una maggiore chiarezza nei rapporti tra Regione, Consorzi e Atenei, in ultimo con la Deliberazione n. 410 del 24 ottobre 2018 della Giunta Regionale siciliana “Schema di Protocollo d’Intesa tra la Regione Siciliana, le Università di Palermo, Messina, Catania ed i Consorzi Universitari, in attuazione dell’articolo 4 della legge regionale 10 luglio 2018, n.10”. Tale deliberazione ha finalmente creato le condizioni per una precisa determinazione delle quote spettanti all’Ateneo come corrispettivo dell’attività didattica svolta, in particolare con il riconoscimento dell’8% del costo standard unitario relativo alle attività didattica (una somma equivalente a circa 275 €/studente), prendendo in considerazione la numerosità di riferimento per ciascuna classe di laurea (50 studenti/anno per l’area medica, 75 per quella scientifico-tecnologica, 100 per quella umanistico-sociale). Inoltre, la governance dei Consorzi è stata precisamente definita dalla legge regionale 10 luglio 2018, n. 10 che all’art. 4 prevede “una composizione del Consiglio di Amministrazione a tre componenti, di cui uno in rappresentanza dell’Università di riferimento e uno in rappresentanza dell’Assemblea degli Enti consorziati […], oltre al Presidente di nomina regionale”.

Tale conseguita chiarezza nei rapporti finanziari e nell’assetto istituzionale ha permesso recentemente di rinsaldare le relazioni e di rilanciare la presenza dell’Ateneo nelle sedi decentrate.

Un’analisi della situazione attuale richiede una contemporanea attenzione agli aspetti economico-finanziari – che allo stato non appaiono particolarmente “convenienti” – e, elemento ancora più importante, a quelli culturali e di qualità dell’offerta formativa, fondamentali per lo sviluppo del territorio siciliano nel suo complesso1153.

Allo stato sono attivi 12 Corsi di Laurea, la maggior parte dei quali ha ricevuto nell’ultimo anno accademico un numero di iscrizioni non molto elevato. Il numero complessivo di immatricolati nelle sedi decentrate è stato infatti poco superiore a 550 unità, per un’incidenza rispetto agli immatricolati dell’intero Ateneo prossima al 5%. Dello stesso ordine di grandezza (circa il 4%) è anche il dato relativo al numero di iscritti complessivi ai corsi delle tre sedi decentrate.

Corso di Studio

Sede

Iscritti al I anno*

Architettura e Progetto nel Costruito

Agrigento

23

Servizio Sociale

Agrigento

25

Economia e Amministrazione Aziendale

Agrigento

39

Scienze dell’educazione

Agrigento

78

Lingue e Letterature – Studi Interculturali

Agrigento

87

Totale Sede

Agrigento

252

Medicina e Chirurgia

Caltanissetta

96**

Ingegneria Biomedica

Caltanissetta

97

Scienze E Tecnologie Agrarie

Caltanissetta

16

Totale Sede

Caltanissetta

209

Consulente Giuridico D’impresa

Trapani

27

Scienze Del Turismo

Trapani

23

Viticoltura Ed Enologia

Trapani

41

Giurisprudenza

Trapani

31

Totale Sede

Trapani

122

TOTALE

583

* I dati si riferiscono al I anno dell’A.A. 2020/21, caratterizzato dalla specificità della situazione pandemica e quindi non completamente significativo.

** Scorrimenti ancora in corso, che verosimilmente raggiungeranno tale numero.

Dal punto di vista economico-finanziario, considerata la limitatezza del numero di iscrizioni, risulta abbastanza evidente che il sostegno alla politica di decentramento non può quindi basarsi su un mero approccio di convenienza finanziaria. Le entrate commisurate al costo standard, infatti, consentono solo di coprire il costo della docenza, che peraltro è al momento retribuita in maniera estremamente ridotta (300 €/CFU, comprensivi anche di tutte le spese di viaggio).

Alla luce di queste considerazioni, il tema della presenza dell’Ateneo nelle sedi decentrate deve pertanto essere posto su un piano del tutto differente da quello economico e, cioè, mettendo in primo luogo in evidenza il ruolo culturale e di sviluppo del territorio che una presenza come quella di una sede universitaria può rappresentare per un capoluogo di provincia (o per un comune, nel caso di Marsala) siciliano. Inoltre, la riduzione del pendolarismo può favorire i percorsi di studenti per i quali la distanza dalla sede di residenza potrebbe rappresentare un ulteriore svantaggio, tale da rendere difficile il completamento degli studi universitari nei tempi previsti (anche in considerazione della limitatezza dei fondi per il diritto allo studio).

Un’impostazione di questo tipo richiede una più attenta valutazione delle tipologie e classi di laurea dei Corsi di Studio da attivare, che devono incrociare in modo molto più stringente le caratteristiche socio-economiche dei diversi territori, legando tale offerta ad una adeguata pubblicizzazione che intercetti i bisogni formativi. I Corsi pertanto, piuttosto che rappresentare una semplice “delocalizzazione” di analoghe proposte già presenti nella sede palermitana o una giustapposizione di classi di laurea poco legate l’una all’altra, devono mirare alla valorizzazione di ciascuna sede sulla base di un’impostazione culturale unitaria, direttamente e fortemente correlata alle caratteristiche e al contesto del territorio di riferimento.

Considerare come obiettivo prioritario il rafforzamento socio-culturale del territorio impone la necessità di verificare che i Corsi di Studio abbiano qualità non inferiore a quella dei corsi della sede palermitana. Ha quindi senso mantenere (o attivare) un CdS in sede decentrata soltanto quando esso riesce a rappresentare una reale eccellenza o una effettiva risposta ai fabbisogni professionali/occupazionali del territorio, capace di attivare esperienze e competenze locali e, auspicabilmente, attrarre in Sicilia – e non solo nel capoluogo di regione – studenti provenienti da altre regioni italiane e, ovviamente, stranieri, a partire da quelli dei territori transfrontalieri confinanti.

Da questo punto di vista, è evidente che, nonostante il prezioso coinvolgimento di tanti colleghi impegnati come docenti e come coordinatori dei corsi di studio, sussistono numerose criticità nelle sedi decentrate, legate ad un deficitario orientamento scolastico, alla limitata presenza di laboratori, alla carenza di sedi bibliotecarie e, soprattutto, alla ridotta presenza dei docenti, dovuta alla distanza con la sede principale di lavoro – spesso acuita dalle pessime condizioni della viabilità stradale della nostra isola – e pertanto, quasi sempre concentrata su pochi giorni alla settimana. Inoltre, la necessità di ricorrere a contratti esterni per la copertura degli insegnamenti nei poli decentrati è mediamente superiore rispetto ai corrispondenti CdS della sede palermitana, mentre la diversificazione dei percorsi proposti rimane in diversi casi molto più limitata (meno materie opzionali, meno materie a scelta, …). A questo si deve necessariamente aggiungere la considerazione del particolare impegno personale richiesto ai docenti, che inevitabilmente comporta una minore disponibilità di tempo per le attività didattiche nella sede palermitana nonché, ovviamente, per la Ricerca e la Terza Missione.

Tali considerazioni non possono essere applicate al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, dove invece il basso numero di iscritti consente una metodologia didattica più personalizzata, che riesce a superare le generali criticità, come dimostrato dall’alta percentuale di successi nell’accesso alle Scuole di Specializzazione dei laureati nisseni.

In sintesi, l’obiettivo principale da conseguire è quello di riaffermare il ruolo di Alta Formazione dell’Università di Palermo, che potrebbe diventare guida e riferimento della Sicilia occidentale, attraverso sedi che diventino Poli Scientifici e Culturali. Un modello di Sedi decentrate dove gli elementi del sistema – Sede Didattica, Istituzione amministrativa, Centro di Riferimento per il Territorio, Posizione geografica – possono diventare gli strumenti per implementare l’offerta formativa, supportare attività scientifiche e ampliare l’impatto sociale della Terza Missione dell’Università di Palermo.

OBIETTIVI

Mantenere e rafforzare ulteriormente la presenza dell’Ateneo nelle sedi decentrate, rafforzando le interazioni con il Governo Regionale e le istituzioni locali per favorire lo sviluppo di politiche di investimento economico e culturale a favore dei Poli.

Individuare, di concerto con la governance dei Consorzi e con gli stakeholders del territorio, gli ambiti culturali di riferimento di ciascuna sede decentrata, coerenti con lo specifico tessuto socio-economico-culturale e con le sue possibilità di sviluppo.

Promuovere l’orientamento in ingresso degli studenti delle Scuole Medie Superiori per favorire una maggiore conoscenza dei Corsi attivati.

Predisporre un’Offerta Formativa – anche con Master di I e II livello – nelle sedi decentrate di livello almeno equivalente a quello delle sede palermitana, sia dal punto di vista della disponibilità di strutture e infrastrutture, sia per ciò che riguarda la presenza dei docenti, che deve mantenere un’equilibrata distribuzione di professori e ricercatori (come nella sede palermitana).

Rafforzare la presenza dell’Ateneo nelle sedi decentrate, attraverso attività culturali e di Terza Missione che si affianchino a quelle strettamente didattiche svolte all’interno dei Corsi di Studi.

Assicurare adeguati riconoscimenti, sia in termini economici che di supporto logistico, oltre che nei processi di valutazione interni all’Ateneo, ai docenti impegnati nelle sedi decentrate, anche tenendo conto delle difficoltà di collegamento, soprattutto con la sede di Agrigento.

Potenziare le strutture edilizie a disposizione delle sedi decentrate, prioritariamente attraverso azioni congiunte con i Consorzi Universitari ed i Comuni.

AZIONI

Organizzazione, per ciascuna sede decentrata, di occasioni di confronto che coinvolgano la governance dell’Ateneo, il Consiglio del Polo, i componenti del CdA del Consorzio Universitario, i principali attori economici, istituzionali e culturali, gli studenti e la stampa locale (inclusi i social media) per riconoscere le specifiche vocazioni del territorio di riferimento che possano ricevere maggiore impulso dalla presenza dell’Ateneo e per discutere conseguentemente le possibili linee di sviluppo;

Verifica delle specifiche criticità di ciascun CdS istituito presso una sede decentrata, con riferimento alla qualità delle strutture e delle infrastrutture e alla disponibilità di un numero adeguato di docenti, per valutare i necessari interventi strutturali di manutenzione ordinaria e straordinaria (laboratori, biblioteche, dotazioni informatiche, etc.) e di adeguamento della qualità del corso agli standard dell’Ateneo;

Supporto dei CdS, con uffici appositamente adibiti ad alimentare gli accordi per le attività di tirocinio con aziende e istituzioni locali;

Investimento su accordi e azioni di incoming/outgoing studentesco di tipo internazionale (Erasmus, doppio titolo, ecc.);

Attivazione di Master di I livello correlati alle Lauree impartite in loco, nella direzione di un arricchimento operativo per assicurare skill professionalizzanti immediatamente spendibili nel mondo del lavoro (consulenza aziendale, turismo, agroalimentare, ecc.) e di Master di II livello per gli ambiti in cui il territorio possa offrirsi come laboratorio di specializzazione, privilegiando un target internazionale (ad es. Beni culturali, Enologia, ecc.);

Verifica del numero delle unità di personale TAB assegnate a ciascun polo e ricognizione delle funzioni svolte, per disporre un’adeguata distribuzione dei carichi di lavoro certa e trasparente;

Potenziamento dei servizi di trasporto da e per le stazioni dei bus e ferroviarie e le sedi dei Poli, attraverso accordi con i Comuni di riferimento per rafforzare il servizio negli orari più utili agli studenti;

Concertazione con gli attori locali di un piano della pubblicizzazione dei corsi decentrati, anche attraverso seminari e altre attività culturali, affinché le sedi si facciano carico di far giungere tempestivamente al maggior numero di studenti delle Scuole Medie Superiori la proposta formativa;

Predisposizione, da parte di ciascun Consiglio di Polo con il coinvolgimento di stakeholders attivi sul territorio e del Consorzio di riferimento, di un articolato programma di Convegni, Seminari, Summer e Winter School da svolgere in ciascuna delle sedi decentrate per offrire un servizio di promozione culturale e Terza Missione che favorisca un arricchimento del territorio anche tramite l’afflusso di studiosi provenienti da altre regioni e/o nazioni;

Incremento del corrispettivo economico per i docenti impegnati presso i poli, sia in termini di aumento del costo unitario per CFU (attualmente fissato a 300 € lordi), sia attraverso l’esplicita distinzione tra retribuzione e rimborso delle spese, che consentirà di incrementare la somma netta percepita (in quanto solo la parte di retribuzione sarà soggetta a tassazione, rimanendo la parte di rimborso interamente disponibile). In quest’ottica si dovrà anche superare l’attuale criterio di riduzione dei corrispettivi per gli insegnamenti opzionali, che in una sede decentrata devono essere considerati alla pari di quelli obbligatori;

Valorizzazione degli edifici presso cui si svolgono le attività didattiche, come ad esempio il Teatro Tito Marrone, a Trapani, chiuso da anni, originariamente creato come Auditorium dell’Università, che potrebbe rappresentare uno delle strutture di riferimento per lo sviluppo culturale del territorio;

Stabilizzazione della sede di svolgimento del CdS in Viticoltura ed enologia, scongiurando ogni futuro eventuale abbandono della sua sede “naturale” nel Comune di Marsala;

Creazione di una forte connessione tra risorse scientifiche “nascoste” del territorio e ricercatori dell’Ateneo (ad esempio, l’erbario realizzato dal cav. Bartolomeo Augugliaro, conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani e rappresentativo di un terzo della flora siciliana, bene scientifico di indubbio valore per gli studiosi botanici).

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Un pensiero riguardo “I Poli Territoriali dell’Università di Palermo: un impegno a servizio della crescita socio-economico-culturale della Sicilia Occidentale

  • Marzo 5, 2021 in 6:09 pm
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    Il mantenimento e il potenziamento delle sedi decentrate in territori marginali richiede investimenti di capitale umano e deve coinvolgere steackholder pubblici e privati verso progetti integrati di sviluppo territoriale.
    La crescita culturale di tali sedi, tradizionalmente vocate al pendolarismo studentesco, ha un valore sociale che il nostro Ateneo dovrebbe percorrere attraverso la promozione della stabilizzazione di figure accademiche votate a missioni di riferimento che non devono essere un elemento transitorio ma punto di legame con il territorio.
    Una Amministrazione Centrale che attraverso un impegno istituzionale intende individuare formatori che abbiano in mente il lungo periodo e non soltanto una “transizione” Accademica potrebbe cogliere il valore intrinseco dei poli decentrati della dismesse Facoltà oggi Dipartimenti e Corsi di Laurea con un consolidamento sociale e strategico fondamentale per la crescita di un grande Ateneo che vuole proiettarsi in una dimensione di riferimento per la Sicilia.
    L’istituzione di una apposita commissione di studio multidisciplinare per l’attivazione di strategie sinergiche dovrebbe a mio avviso considerare attori dei settori economici di riferimento e delle istituzioni che intendono promuovere integrazione e sviluppo socio-culturale.

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