Missione Ricerca: Risorse, Supporto e Valorizzazione

La Ricerca è senza dubbio uno dei motori di sviluppo di una società moderna, ed oggi costituisce un fattore chiave strategico per garantire il progresso delle conoscenze in tutti i settori del sapere ed assicurare alle generazioni future il miglioramento della qualità della vita in tutti i suoi ambiti. Il ruolo dell’università è sempre stato centrale, contribuendo a determinare, in funzione dell’intensità e della qualità delle attività di ricerca svolta, la velocità di generazione di nuova conoscenza e la magnitudo delle conseguenti positive ricadute sulla società.

Il raggiungimento di elevati standard di qualità costituisce pertanto un obiettivo chiave per una istituzione pubblica come l’università che nella ricerca esprime una delle missioni fondamentali. Va inoltre osservato che le attività di ricerca svolte all’interno dell’università determinano il carattere distintivo dell’attività didattica universitaria, ovvero la trasmissione alle nuove generazioni di conoscenza informata dei saperi più recenti, garantendo una formazione sempre al passo con i tempi. La varietà, intensità e qualità delle attività di ricerca contribuiscono a generare l’attrattività dell’offerta formativa dei corsi di laurea di primo e secondo livello e, in misura ancora maggiore, dei corsi di dottorato di ricerca.

Nell’Università di Palermo la varietà delle aree culturali richiede approcci differenziati che tengano conto delle diverse esigenze legate all’arricchimento del patrimonio librario, al potenziamento, messa in sicurezza e standardizzazione dei laboratori e delle tecnologie, allo sviluppo delle attività di pieno campo, al miglioramento della digitalizzazione dei processi. In tutte le aree, appare fondamentale anche l’investimento per l’incremento delle risorse umane. D’altra parte, proprio la presenza di tradizioni di ricerca molto diversificate e di un ricco patrimonio culturale, sia nell’ambito umanistico-sociale che in quello scientifico, costituiscono elementi essenziali ma non sufficienti per il pieno sviluppo di un’attività di ricerca competitiva con le altre università italiane e straniere. Tali elementi devono in primo luogo essere valorizzati rendendo prassi abituale e premiante la collaborazione tra ricercatori, settori e dipartimenti, assicurando l’accesso ad adeguati finanziamenti e introducendo una cultura della valutazione attenta alle specificità delle diverse macro-aree.

In questo contesto, un elemento importante è rappresentato dalla regolarità degli investimenti per garantire continuità alle ricerche, in ogni ambito, evitando finanziamenti a singhiozzo che determinano una riduzione della competitività quando non perfino lo “spegnimento” di intere linee di ricerca. Gli investimenti devono ovviamente vedere come attori principali le massime istituzioni internazionali, nazionali e regionali ma, al tempo stesso, devono fare parte delle politiche strategiche interne ad un ateneo dinamico e competitivo.

Negli anni passati, prima della politica nazionale di taglio draconiano delle risorse al sistema universitario avviata nel 2008, l’Ateneo era in grado di destinare annualmente alcuni milioni di euro al finanziamento della ricerca. Successivamente è stato necessario, per esigenze di bilancio, ridurre fortemente tali finanziamenti, fino al loro totale azzeramento. A partire dal 2018 l’Università di Palermo, in seguito ad una decisione assunta dal CdA su proposta anche degli autori della presente scheda, è riuscita a ripristinare il Fondo di Finanziamento della Ricerca, cui sono stati destinati 3 MLN di euro per il triennio 2018-20.

Contestualmente, le politiche di finanziamento pubblico della ricerca sono state portate avanti a livello nazionale in maniera discontinua, sia per quanto riguarda i finanziamenti PRIN e FIRB sia per l’interessante esperimento (finora mai ripetuto) del Finanziamento delle Attività Base di Ricerca (FFABR). Altrettanto discontinuo è stato il finanziamento dei progetti PON e PO-FESR che, in particolare in Sicilia, ha incontrato diverse difficoltà e, addirittura, nel caso dell’Avviso 1.2.3, la totale revoca (cui ha inspiegabilmente contribuito la Conferenza dei Rettori delle Università Siciliane che, senza peraltro concordare tale intervento con gli Organi di Governo dell’Ateneo, ha “rappresentato difficoltà nella gestione della governance dei propri progetti sulla 1.2.3 … per il corposo impegno da parte dei professori e ricercatori dei Dipartimenti universitari coinvolti”). A ciò si aggiungono in Ateneo ulteriori difficoltà legate all’applicazione di Regolamenti che hanno imposto vincoli e limitazioni sia in fase di proposta (ad esempio, con la richiesta ai partner di accendere fideiussioni a vantaggio dell’Ateneo) che di svolgimento dei progetti di ricerca, senza peraltro garantire il necessario supporto in fase di gestione e rendicontazione delle attività.

Tale complessiva situazione ha inevitabilmente comportato una riduzione della capacità di ricerca dell’Ateneo, determinando anche una forte sperequazione tra le aree scientifico-culturali in condizione di accedere ai finanziamenti della ricerca applicata (PON, PO-FESR, convenzioni di ricerca con enti pubblici e privati, etc.) e quelle, in particolare dell’area umanistica e giuridica e di una parte delle scienze di base, cui tale accesso rimane maggiormente limitato. Anche nell’ambito delle discipline tecnico-scientifiche e delle scienze della vita, che complessivamente sono riuscite a intercettare un flusso di risorse maggiore rispetto alle altre aree, si sono determinate sperequazioni tra settori diversi, che inevitabilmente incidono sull’equilibrato sviluppo della capacità di ricerca dell’Ateneo. Inoltre, gli investimenti nazionali ed internazionali sono di solito difficilmente accessibili a gruppi di ricerca che non abbiano ancora maturato una significativa leadership nel settore di pertinenza, pur avendo spesso le potenzialità per raggiungerla.

Per quanto riguarda i programmi di ricerca dell’Unione Europea, essi costituiscono eccellenti opportunità di finanziamento senza soluzione di continuità, marcando quindi una significativa differenza con i fondi nazionali (PRIN, FFABR, PON, FESR, etc.) che, come accennato, hanno sofferto di forte discontinuità. La partecipazione ai programmi di ricerca dell’Unione Europea offre, intrinsecamente, importanti opportunità di internazionalizzazione, rispondendo ad uno degli obiettivi sui quali il nostro Ateneo è fortemente impegnato a migliorare la sua posizione nel contesto italiano ed europeo. Al momento la partecipazione ai programmi UE risulta ben consolidata soltanto in alcuni settori di ricerca del nostro Ateneo, con il coinvolgimento di un numero non elevato di docenti e ricercatori. Le ragioni di tale limitata partecipazione dipendono verosimilmente da diversi fattori, tra cui le difficoltà nella creazione di reti di contatti internazionali e la mancanza di meccanismi di incentivazione per promuovere la partecipazione dei ricercatori.

Inoltre, come per tutte le tipologie di programmi di ricerca (regionali, nazionali ed europei) va tenuto in conto il limitato supporto offerto dall’Ateneo in ambito amministrativo-contabile sia nella fase di stesura dei progetti di ricerca che in quelle di loro svolgimento, determinandosi di fatto un sovraccarico di lavoro per i responsabili scientifici e per i gruppi di ricercatori coinvolti, peraltro per attività che esulano dalle loro competenze.

E’ inoltre il caso di rilevare come l’intensità delle attività di ricerca dipenda strettamente dal numero di soggetti coinvolti. In questo senso è fondamentale il ruolo dei dottorandi di ricerca e degli assegnisti (post-doc), il cui numero è fortemente correlato, come dimostrano alcune analisi condotte a livello internazionale, con i livelli di produttività scientifica. Nel nostro Ateneo, nonostante gli sforzi sin qui fatti, il numero di borse di dottorato complessivamente disponibili risulta ancora limitato in rapporto alla numerosità dei docenti, riscontrandosi peraltro alcune criticità relative alla tempistica delle selezioni e, conseguentemente, alla capacità di intercettazione di potenziali candidati interessati.

Alla luce di quanto discusso, ai “ricercatori” dell’Ateneo, dal professore al dottorando di ricerca, devono essere dedicati obiettivi e azioni specifiche che consentano di raggiungere, o più spesso mantenere, l’elevato livello di “progettualità di successo” necessario per assicurare un miglioramento continuo della qualità della Ricerca, del suo impatto sulla società, del suo trasferimento, stimolando e agevolando la ricerca di base e quella curiosity driven perché da esse nascano nuove domande e nuovi stimoli che poi potranno essere oggetto della ricerca applicata. L’Ateneo dovrà quindi essere percepito come struttura capace di riconoscere il valore del lavoro intellettuale dei ricercatori, da quelli che iniziano il proprio percorso a quelli che già hanno raggiunto livelli elevati anche nella progettazione, in un sistema che si auto-alimenta e si auto-valuta, verificando costantemente con azioni ex-post l’efficacia dei finanziamenti erogati.

OBIETTIVI

– migliorare la reputazione dell’Ateneo, anche attraverso un miglioramento della VQR, che incide in modo preponderante sulla Quota Premiale, attraverso una strategia complessiva sulla Ricerca;

supportare la progettazione e creare più adeguate condizioni per l’accesso ai finanziamenti esterni, anche analizzando le difficoltà incontrate e prevedendo specifiche iniziative di formazione per favorire la costituzione di network collaborativi e l’aggregazione a partenariati “di successo” già esistenti;

– prevedere un articolato sistema di finanziamento di Ateneo della ricerca che vada dal contributo minimo assicurato a tutti i ricercatori (cfr. Scheda sui Settori ERC) a più consistenti finanziamenti legati a progetti di ricerca;

– supportare la ricerca di bandi specifici per le diverse discipline, partendo dalle fasi iniziali della loro preparazione attraverso l’azione competente e settoriale di funzionari ed esperti in grado anche di interagire con gli uffici dell’Unione Europea;

aumentare il supporto alla ricerca, con nuovo personale esperto e competente in grado di supportare le diverse fasi della progettazione e svolgimenti dei programmi di ricerca;

– assicurare il pieno coinvolgimento di tutti i ricercatori dell’Ateneo nella partecipazione ai progetti di ricerca, in relazione alle specifiche competenze richieste dai singoli bandi nazionali ed internazionali;

– favorire percorsi virtuosi di collegamento tra il dottorato di ricerca e il collocamento nel mondo del lavoro o il proseguimento del percorso universitario;

– promuovere un’azione continua di divulgazione dei risultati della ricerca svolta in Ateneo, anche con l’ausilio di professionisti del settore, con l’obiettivo di mettere in risalto la presenza dell’Università di Palermo nel panorama, anche internazionale, della ricerca di qualità;

– favorire, di intesa con le altre Università siciliane, il miglioramento della capacità di programmazione della Regione Siciliana per ottimizzare l’impiego dei fondi comunitari e la pubblicazione di bandi che contribuiscano efficacemente allo sviluppo della ricerca e dell’innovazione del nostro territorio;

– valorizzare la ricerca anche in termini di trasferimento di conoscenze, evitando che tale attività rimanga esclusivamente a carico dei ricercatori che, a fronte di una continua attività di disseminazione e brevettazione, richiedono interventi strutturali di potenziamento delle fasi di intermediazione e negoziazione (c.d. brokeraggio) per lo sfruttamento della proprietà intellettuale (IPR Management).

AZIONI

Ricostituzione dell’Area Ricerca per favorire, in uno scambio dialogico tra Amministrazione Centrale e Dipartimenti, la semplificazione dei processi, il supporto nella rendicontazione, la rapidità nelle procedure di acquisto e reclutamento del personale, l’audit interno per il monitoraggio delle varie fasi di ogni progetto;

Istituzione delle figure dei project manager, con il compito di sovrintendere a tutte le fasi di programmazione e gestione amministrativo-contabile di ciascun progetto ad essi affidato, anche attraverso la costituzione di specifiche task force trasversali ed intersettoriali, i cui soggetti partecipanti siano ricompresi nelle diverse strutture dell’Ateneo, per gestire al meglio la complessa articolazione delle attività ed i carichi di lavoro conseguenti e riservare ai responsabili dei progetti le sole attività di coordinamento scientifico.

Implementazione di un programma di formazione ed aggiornamento del personale sul supporto amministrativo-contabile in ambito di programmi di ricerca per garantire, in-house, l’accrescimento e mantenimento di un know-how specifico e raggiungere un livello soddisfacente di autosufficienza e capacità dinamica di gestione di programmi di ricerca, riducendo così la necessità di ricorrere a forme di esternalizzazione delle attività di supporto.

Intensificazione dei rapporti dell’Area Ricerca con il Servizio Speciale Internazionalizzazione e con i Dipartimenti, con potenziamento dei servizi attraverso: specifiche funzioni di supporto alla stesura di progetti per ciascuno dei tre macro-settori ERC (SH, PE ed LS) e tenendo conto delle diverse esperienze maturate dai gruppi di ricerca; formazione continua del personale (anche attraverso stage in collaborazione con altri atenei, istituzioni europee o società leader nel settore) sulle evoluzioni normative riguardanti la gestione e rendicontazione dei finanziamenti europei; aggiornamento delle competenze linguistiche con specifico riferimento alle terminologie giuridico-tecnico-scientifiche per gli idiomi più ricorrenti nei bandi internazionali; promozione e disseminazione dei risultati della Ricerca;

Valorizzazione del ruolo del Consiglio Scientifico, integrato anche da personale dell’Area Ricerca e del Servizio Speciale Internazionalizzazione, per rafforzare il rapporto dialogico tra Dipartimenti e Area Ricerca e individuare linee strategiche di sviluppo dell’attività di ricerca di Ateneo;

Monitoraggio dei risultati della ricerca di ogni Dipartimento con l’obiettivo di valutare e valorizzare i miglioramenti da ciascuno raggiunti rispetto alle condizioni di partenza e senza stimolare alcuna competizione interna all’Ateneo;

Potenziamento del Liaison Office, anche in una logica di rete con gli altri atenei siciliani, per migliorare il supporto alla gestione contrattuale/negoziale dei rapporti con le aziende e le attività di intermediazione nella valorizzazione dei diritti di proprietà intellettuale, anche attraverso un pieno coinvolgimento dei docenti delle aree giuridico-economiche e delle loro competenze specialistiche;

Revisione del Regolamento per la gestione delle risorse derivanti dai progetti finanziati da programmi internazionali, comunitari, nazionali e regionali con la previsione di overheads più contenuti e più semplici da determinare, con destinazione equiripartita fra FFR (vedi dopo), Dipartimenti (per patrimonio bibliotecario e attrezzature scientifiche o informatiche) e Premialità (per incentivazione personale TAB e Docenti).

Revisione del “Regolamento per la partecipazione a programmi di finanziamento regionali, nazionali, comunitari e internazionali (vedi anche scheda “Semplificazione“) aprendo maggiormente al meccanismo delle “anticipazioni” per consentire il regolare inizio delle attività di ricerca con finanziamenti approvati ma non erogati, minimizzando così la necessità di ricorrere a richieste di proroga dei termini progettuali con conseguenti maggiori rischi di revoca del finanziamento.

Realizzazione di attività di Formazione alla Progettazione e Gestione della Ricerca per giovani ricercatori che veda coinvolti come “tutor progettuali” i soggetti che hanno avuto esperienze di coordinamento di progetti nazionali ed internazionali, prevedendo appositi incentivi o riconoscendo tali attività nell’ambito dei compiti didattici.

Potenziamento dei fondi CORI per l’internazionalizzazione della ricerca con specifico riferimento alle azioni incoming di networking per la ricerca.

Incremento della quota riservata alle attività di ricerca dei dottorandi da rendere fruibile a partire dal primo anno e previsione di uno starting grant per le attività di ricerca degli RTD-A non assunti all’interno di specifici progetti di ricerca.

Potenziamento e Revisione del Fondo per il Finanziamento alla Ricerca (FFR) di Ateneo in termini di

  • Fondi minimi disponibili annualmente e pro-capite destinati ai non-titolari di fondi di ricerca, esenti da rendicontazione ed erogati su richiesta con motivazione della spesa, nei limiti del budget pro-capite;

  • Fondi per il finanziamento di progetti multidisciplinari di Ateneo, che coinvolgano almeno 3 o 4 aree CUN appartenenti ad almeno due diverse macroaree ERC, per massimo 3 progetti biennali avviati ogni anno e una valutazione ex post dei risultati ottenuti;

  • Fondi per il finanziamento di progetti nazionali o internazionali presentati da UNIPA come capofila e non finanziati, ma valutati al di sopra di una determinata soglia, previa approvazione della fattibilità del progetto o di parte di esso da parte del Consiglio Scientifico che consideri le criticità espresse nella valutazione ricevuta.

Previsione di un fondo specifico per il finanziamento di un congruo numero di assegni di ricerca per permettere ai giovani studiosi di proseguire l’attività di ricerca all’interno dell’Ateneo, in vista della potenziale partecipazione a concorsi per RTDa o alla successiva collocazione in posizioni di rilievo nel mondo del lavoro;

Riserva di una quota dei punti organico destinati al Personale TAB a tecnici con specifiche competenze ai fini di una gestione efficiente dei laboratori e delle infrastrutture informatiche e multimediali, anche prevedendo la necessaria flessibilità oraria in funzione delle necessità;

Incentivazione della formazione di cluster di ricerca interdipartimentali e multidisciplinari per affrontare con visione orizzontale e approfondimento verticale alcune grandi questioni della vita contemporanea delle comunità, producendo prodotti utili e utilizzabili non solo entro la comunità scientifica.

Redazione del Bilancio Sociale della Ricerca di UNIPA, per rafforzare la relazione tra ricerca scientifica, sua disseminazione e trasferimento di conoscenze, e per estendere e rinvigorire l’interesse delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini alla ricerca universitaria come acceleratore di sviluppo sostenibile.

Costituzione di comitati tecnico-scientifici delle università siciliane che interagiscano in maniera sistematica e continua con gli uffici ministeriali e regionali deputati alla gestione dei fondi comunitari.

In questa scheda non si sono affrontati, se non in maniera limitata, i temi del Dottorato di Ricerca (rilevanti sia dal punto di vista della Didattica che da quello della Ricerca) e del potenziamento e messa in sicurezza dei laboratori. Tali temi saranno oggetto di trattazione in specifiche schede in fase di elaborazione.

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5 pensieri riguardo “Missione Ricerca: Risorse, Supporto e Valorizzazione

  • Dicembre 3, 2020 in 10:04 am
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    Mi ritrovo pienamente in queste riflessioni. Anche quando si ha l’occasione di essere coinvolti in un partnerariato internazionale, le difficoltà quotidiane nella gestione amministrativa assorbono una enorme quantità di tempo ed energie che andrebbero spese invece nella parte scientifica del progetto finanziato. Lo scoraggiamento conseguente mi porta inevitabilmente a chiedermi se valga la pena investire in progettualità.

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  • Dicembre 3, 2020 in 3:29 pm
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    Temi centrati e azioni efficaci, bene così. Trovo particolarmente importante la scelta di una maggiore condivisione con i Dipartimenti delle scelte strategiche e delle azioni a valere sui diversi canali di finanziamento. Questo vale soprattutto nel caso dei finanziamenti regionali (POR), che è storicamente il più ricco bacino di progetti finanziati e che ultimamente ha visto applicare una logica top-down piuttosto che bottom-up, impoverendo culturalmente le proposte presentate.
    Ottima l’idea di rivedere l’organizzazione dell’area amministrativa della ricerca, ridandole un peso maggiore.

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  • Dicembre 4, 2020 in 10:18 am
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    Il documento “Missione Ricerca,Risorse,Supporto e Valorizzazione ” appare sicuramente valido. Tuttavia ritengo che vada ribadito che in tutte le strutture organizzative, la crescita e lo sviluppo delle stesse non può prescindere dalla valorizzazione del capitale umano esistente. Al riguardo, mi chiedo cosa ne sarà degli abilitati già in servizio nell’Università di Palermo? Sarà prevista una loro valorizzazione con la progressione di carriera, pertanto già prospettata nel documento inviato dal Prof. Napoli il 28 febbraio u.s.?
    Ed ancora, si pensa di modificare il Regolamento che regola la formazione delle Commissioni giudicatrici per il reclutamento dei professori e dei ricercatori garantendo, attraverso il sorteggio su una più ampia platea di professori ordinari, la pluralità di pensiero nei vari SSD segnando in questo modo una opportuna discontinuità co l’attuale sistema? Sono questi gli aspetti più rilevanti che ritengo necessario evidenziare nella missione indicata.

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  • Gennaio 2, 2021 in 3:08 pm
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    Tutto OK. Non mancano idee e progetti validi.
    Alcune domande:
    Partendo dal presupposto che l’Università è il luogo primario della Ricerca (sempre valido) sappiamo che in Ateneo ci sono punte di eccellenza, ma come farne emergere altre? Esiste un’analisi ed un conseguente progetto che abbia l’obiettivo di superare (concretamente) le difficoltà burocratico-amministrative incontrate dai ricercatori nell’esecuzioni di grandi o piccoli progetti di ricerca? Come incentivare l’esecuzione di progetti di Ateneo, multi- ed inter-disciplinari, superando l’individualismo? Come verificare l’esistenza di grandi apparecchiature quiescenti o sottoutilizzate (sparse nei Dipartimenti ex Istituti) e come farle riemergere e/o portarle alla luce per la fruizione da parte di tutti i ricercatori interessati? Come formare centri di servizi tecnologici realmente fruibili dai ricercatori dell’Ateneo, magari con spirito di collaborazione? Ma forse va tutto bene!!

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  • Giugno 7, 2021 in 7:00 am
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    Il documento “Missione Ricerca,Risorse,Supporto e Valorizzazione ” è ben dettagliato e molto valido. Ritengo però che vada posta maggior attenzione a differenziare chi non ha finanziamenti ma si sforza di presentare progetti e chi invece magari non ci prova. Vincere un progetto H2020 o PRIN etc.. è molto difficile così come è impegnativo persino partecipare alla sua stesura di un H2020 ( o progetti in genere) anche come solo unità operativa. Andrebbero premiate quelle persone che provano a presentare progetti anche se, spesso a causa della crescente ed imponente competizione, non sempre il risultato è positivo. Fare questa distinzione potrebbe secondo me instaurare quella spinta ad una maggior progettazione e collaborazione. Questo darebbe un peso alla progettazione che oggi non è assolutamente riconosciuta ma di cui necessitiamo. Approvo poi quanto espresso dalla collega Enrica Donia aggiungendo che si dovrebbe premiare anche chi acquisisce più abilitazioni mostrando il suo continuo impegno e dedizione all’Ateneo pur non essendo stato ancora chiamato. Questi piccoli ma grandi accorgimenti posso servire per non spegnere l’entusiasmo e la fiducia dei docenti e porre anche l’operato delle persone al centro delle politiche di Ateneo innescando un nuova spinta produttiva.

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