Il sistema dei Laboratori di Ateneo come prospettiva di futuro e di sviluppo per le attività Didattiche, di Ricerca e di Terza Missione.

L’attività di un Ateneo si fonda in larga parte sull’impiego di laboratori ben attrezzati, gestiti con competenza ed in condizioni di sicurezza. Le attività di tali strutture, inoltre, grazie alla feconda fusione tra Ricerca, Didattica e Terza Missione tipica del sistema universitario, costituiscono un momento centrale nella formazione degli studenti, soprattutto (ma non esclusivamente) nelle Lauree Magistrali, e nella proiezione verso l’esterno.

Le discontinue ed insufficienti modalità di finanziamento della ricerca a livello nazionale hanno reso molto difficile una continua destinazione di risorse dell’Ateneo all’ammodernamento, manutenzione e potenziamento dei laboratori, i quali ricevono prevalentemente impulso dai progetti di ricerca (in misura maggiore quelli di tipo “infrastrutturale”, ma anche quelli europei a gestione diretta ed indiretta e, in qualche misura, quelli nazionali). La conseguenza è, in molti casi, la difficoltà di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli strumenti acquistati e degli spazi entro cui sono installati e, problema forse ancora più rilevante, di dotare i laboratori di personale tecnico in grado di fare funzionare strumenti, dotazioni informatiche e macchinari in maniera competente ed esperta. In questo quadro si inserisce anche il problema della sicurezza, che richiede interventi mirati ed urgenti per la messa a norma di tutti gli ambienti e, contestualmente, l’attribuzione della responsabilità a personale tecnico specificamente formato, sollevando i docenti, responsabili scientifici dei laboratori, da compiti impropri.

Negli ultimi anni il CdA ha opportunamente destinato risorse alla manutenzione dei laboratori scientifici e didattici (nell’ordine dei 500.000 € per anno), ma è evidente che le necessità sono molto maggiori, richiedendo investimenti di almeno un ordine di grandezza maggiori. Non essendo prevedibile che, nelle attuali condizioni di finanziamento dell’Università di Palermo, si potranno destinare risorse così ingenti ai laboratori dell’Ateneo, si rende necessaria una programmazione di ampio respiro che permetta di individuare priorità e di orientare meglio l’acquisizione di risorse esterne.

In questo contesto è assolutamente necessaria una ottimizzazione delle risorse esistenti, assicurata dalla introduzione di logiche di rete che consentano di impiegare meglio il personale tecnico e di garantire un uso più diffuso degli strumenti esistenti, superando le logiche di parcellizzazione e di “proprietà” individuale dei laboratori. Tali logiche, pur dando al singolo gruppo di ricerca la falsa percezione di una più totale e diretta gestione degli strumenti, rendono i laboratori inevitabilmente meno efficienti, soggetti alla difficoltà di trovare risorse per la manutenzione e per il supporto tecnico.

Un’attenzione specifica merita ovviamente il Centro Servizi di Ateneo “Advanced Technologies Network Center” (ATeN), nato il 1 gennaio 2016 a supporto delle attività di ricerca di Ateneo e di aziende e centri di ricerca esterni. ATeN deriva dall’unione del CHAB, centro sulle biotecnologie per la salute derivante dal progetto strutturale Med-CHHAB, e del Centro Grandi Apparecchiature (CGA), a sua volta parte della rete di laboratori di Ateneo UniNet Lab (attualmente dismessa con assegnazione ai dipartimenti delle apparecchiature non confluite in ATeN).

Il CHAB ha visto la sua realizzazione grazie a finanziamenti a valere sulle azioni del PON R&C, Infrastrutture e della Misura 4.1.2.A del PO FESR Regione Sicilia, per un totale di circa 30 milioni di euro, con i quali si è potuto realizzare un sistema di laboratori integrati per lo sviluppo di biotecnologie biomediche. La struttura portante del progetto Med-CHHAB è stata la generazione di una filiera tecnologico-produttiva, finalizzata alla sintesi e caratterizzazione di materiali il cui utilizzo, previa validazione in vitro ed in vivo, può essere trasferito in applicazioni pre-cliniche e cliniche (quali nanoparticelle, scaffolds, farmaci, devices, sensori, traccianti, etc.). Il CHAB, aveva quindi lo scopo di fornire ai fruitori un servizio costituito da risorse umane e strumentali altamente competitive volte a valorizzare ed implementare lo sviluppo e le applicazioni dei suddetti materiali, in riferimento al loro trasferimento tecnologico nel contesto clinico.

Il CGA, di generazione antecedente al CHAB, è stato parte di UniNetLab, una rete di laboratori costituita attraverso risorse del VI programma quadro della comunità europea, e vedeva lo sviluppo di un centro per analisi di diversa natura, riguardanti prevalentemente la caratterizzazione di materiali, attraverso tecniche di “imaging”, di risonanza magnetica nucleare e di spettrometria di massa, proponendosi come servizio per soggetti interni ed esterni all’Ateneo, inclusi imprese e centri di ricerca, ottenendo anche importanti risultati in svariati ambiti di ricerca (delle nanotecnologie, dell’industria farmaceutica, dei materiali, dell’industria agroalimentare, dello studio e della tutela dei beni culturali ed ambientali, ecc).

A partire dalla sua costituzione, la piattaforma di ATeN ha ricevuto significative commesse da parte di alcune aziende biotecnologiche, che hanno dato vita a importanti progettazioni, fra le quali il progetto DRIVE di ABIEL (Spin-off di UNIPA) in ambito Horizon 2020, della consistenza economica di 900.000 €, dimostrando la valenza di ATeN quale fornitore di servizi che continua a detenere una “filiera scientifico/tecnologica”, ancora oggi su un gradino elevato in termini di potenzialità operativa. Ciò rende di fatto ATeN un Centro di Eccellenza dell’Ateneo di Palermo, sul quale tutti gli studiosi possono fare affidamento per migliorare/ottimizzare le proprie capacità produttive.

Altre realtà territoriali esterne all’Ateneo, quali la fondazione RiMED, sono peraltro risultate interessate a fruire della disponibilità di spazi e apparecchiature di ATeN, attraverso accordi che contribuiscono a coprire alcuni costi di funzionamento e manutenzione (circa 200.000 €/anno). Altri accordi sono inoltre attivi con alcuni Dipartimenti in relazione a specifici progetti di ricerca che beneficiano dell’utilizzo delle attrezzature di ATeN, contemplando in parte la copertura dei relativi costi.

A fronte di un così importante patrimonio strumentale, acquisito su fondi esterni, gli interventi di investimento da parte dell’Ateneo – sia in relazione alla manutenzione sia alla dotazione di personale tecnico – risentono delle stesse problematiche prima richiamate e comuni a tutti i laboratori dell’Università di Palermo. In questo contesto, risulta fondamentale la definizione di obiettivi specifici e di azioni di breve e medio termine che consentano al Centro il pieno sfruttamento delle proprie potenzialità, senza vanificare gli sforzi profusi e le risorse impiegate.

La definizione di tali linee programmatiche è senza dubbio fra i compiti del Consiglio del Centro, ma è altrettanto importante che tutti gli stakeholders di ATeN, dalle imprese ed enti terzi ai Dipartimenti e, a livello di Ateneo, tutti gli attori coinvolti nel processo decisionale di approvazione e attuazione degli interventi, siano consapevoli degli investimenti necessari in termini economici e di risorse umane per il raggiungimento di tali obiettivi. E’ infatti indubbio che il funzionamento a regime di una struttura come ATeN necessiti di una politica di investimento che, per quanto graduale, deve vedere protagonista in primis l’Università di Palermo e, a cascata, tutti gli attori del tessuto socio-economico locale.

Altrettanto importante è l’individuazione della forma organizzativa più appropriata per consentire al centro di raggiungere il necessario livello di efficienza e qualità della prestazione offerta non solo dal punto di vista scientifico (competenze e strumentazioni), ma anche da quelli della tempistica e dei costi, rispetto ad altre realtà potenzialmente concorrenti. Diverse sono infatti le possibilità di gestione di ATeN, alcune già sperimentate dal nostro stesso Ateneo sotto altre denominazioni ma probabilmente non del tutto approfondite. Le diverse possibili modalità differiscono fra loro in termini di coinvolgimento dei docenti UNIPA o di soggetti terzi, apertura agli utenti, autonomia della spesa, possibilità di assumere personale (TD e TI) o di bandire assegni di ricerca o borse di dottorato, partecipazione a progetti di ricerca in qualità di partner o capofila, possibilità di rendicontazione di note di debito interne, acquisizione diretta di commesse, etc.

In questo ambito dovrà trovarsi la più ampia condivisione sugli strumenti da utilizzare per consentire al Centro ATeN il raggiungimento della piena sostenibilità economica, inclusa la eventuale partecipazione a progetti infrastrutturali e di ricerca e l’acquisizione di commesse conto terzi, escludendo in ogni caso ogni competizione con i Dipartimenti.

Negli Atenei italiani sono già presenti diverse forme organizzative di strutture laboratoriali e centri servizi di Ateneo che, sotto qualche forma, possono essere considerate comparabili a quella di ATeN e che costituiscono necessariamente modelli da prendere in considerazione per il futuro sviluppo del Centro, da perseguire sulla linea già tracciata dai Direttori che si sono susseguiti alla sua guida.

E’ opportuno ricordare infine che il Centro ATeN è stato inserito nella lista della grandi infrastrutture di ricerca della regione Sicilia (in tutto sono meno di dieci) e che si attende l’approvazione del MUR per inserirlo nel PNR – Infrastrutture 2021-2027 Nazionale; questo darebbe la possibilità di accedere a finanziamenti ad hoc per spese di manutenzione strumenti e acquisto di nuove strumentazioni.

Il modello del Centro Interdipartimentale Grandi Strumenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia (1974), dal quale l’attuale regolamento di ATeN ha preso spunto per la definizione delle proprie finalità istituzionali, è probabilmente il più longevo in Italia, è diretto e condotto da personale tecnico amministrativo. La sua storia dimostra la necessità di investimenti periodici in termini di ammodernamento delle strumentazioni e assunzione di staff specializzato.

Il modello del Centro Piattaforma Tecnologica dell’Università di Verona (2015) gode di autonomia gestionale e amministrativa ed è organizzato in maniera alquanto simile all’attuale configurazione di ATeN in termini di organi di governo in cui è presente anche un direttore tecnico che coordina e gestisce i servizi offerti. Al Centro afferiscono anche alcuni Dipartimenti dell’Università di Verona. Ha una dotazione ordinaria di funzionamento annualmente assegnata dal CdA, oltre che dei contributi da parte dei Dipartimenti e degli utilizzatori. Ciascuna piattaforma è supervisionata e gestita da un “responsabile di piattaforma”, affiancato da uno o più docenti referenti che assicurano la completa integrazione della piattaforma con gli obiettivi scientifici del Centro.

Il modello del Centro di Servizio dell’Università di Pavia (2017) alquanto simile all’attuale configurazione di ATeN in termini di organi di governo e organizzazione interna, ma con i responsabili di laboratorio ed il responsabile di gestione appartenenti al ruolo dei tecnici.

Il modello dellla Rete Integrata dell’Università di Pisa (2018) opera con la duplice funzione di gestore di propri strumenti e come coordinatore di una rete di strumenti e laboratori presenti in Ateneo, messi a disposizione dai dipartimenti su base volontaria e con modalità e impegno concordati. Questo modello, estremamente cooperativo, potrebbe rappresentare un obiettivo di lungo termine a seguito della messa a regime di un’organizzazione efficiente, funzionale e ben collaudata di gestione delle risorse di ATeN.

OBIETTIVI

Favorire la messa in rete dei Laboratori dell’Ateneo per assicurare un livello di servizi minimi essenziali in termini di sicurezza, decoro e pulizia degli spazi, dotazione di personale, manutenzione delle strumentazioni disponibili;

Cogliere pienamente le possibilità offerte dalle diverse tipologie di bandi di finanziamento per supportare lo sviluppo, l’ammodernamento ed il potenziamento degli strumenti, anche attraverso una esplicita esposizione, nei progetti presentati da docenti dell’Ateneo, della possibilità di fruire del patrimonio tecnologico di ATeN in modo da favorire il raggiungimento di migliori risultati nelle valutazioni;

Garantire la massima accessibilità dei laboratori a tutti i docenti dell’Ateneo offrendo, soprattutto ai ricercatori non esperti delle specifiche metodologie, l’opportuno supporto di tecnici esperti e specificamente formati;

Promuovere l’utilizzo di tutti i laboratori di Ateneo per la fornitura di servizi e consulenze ad enti pubblici e privati, in maniera competitiva in termini di tempistiche, qualità della prestazione e costi rispetto ad altre realtà analoghe presenti sul mercato;

Assicurare la piena valorizzazione del Centro ATeN come volano dello sviluppo delle attività di ricerca e Terza Missione consentite da un articolato sistema di laboratori e macchinari di primissimo livello, con pochissimi confronti a livello nazionale per dotazione e potenzialità.

AZIONI

Effettuare una ricognizione completa ed esaustiva delle esigenze di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strumentazioni presenti in Ateneo, da quelle di modesto valore alle grandi apparecchiature presenti in ATeN e all’interno dei Dipartimenti, per programmare un piano complessivo degli interventi manutentivi, cadenzato in base alle specifiche urgenze e prospettive di utilizzo, che favorisca anche il pieno impiego delle risorse esterne (a partire da quelle dei progetti di ricerca);

Sviluppare ulteriormente l’attività di promozione dei servizi di ATeN, che deve svolgersi in maniera continua coinvolgendo il massimo numero di potenziali stakeholders, continuando a dare spazio alle lodevoli e opportune iniziative di training tecnologico-scientifico attualmente svolte a favore di dottorandi, borsisti, assegnisti e giovani ricercatori. Associare alle attuali iniziative, che dovranno ripetersi periodicamente, anche forme più strutturate, che potranno assumere la forma di season school aperte anche a utenti esterni (che potrebbero peraltro costituire i potenziali futuri clienti del centro);

Costituire, a valle di un processo partecipato da tutti i gruppi di ricerca dell’Ateneo impegnati nella gestione dei laboratori, un sistema di Servizi Laboratoriali (SL), all’interno di ciascuno dei quali vengano raggruppati nominalmente i laboratori con strumentazioni e metodologie di utilizzo aventi analoghe caratteristiche, anche appartenenti a diversi Dipartimenti. Ogni raggruppamento di laboratori dovrà essere dotato di personale tecnico con numerosità e competenze adeguate, cui dovrà essere anche attribuita la responsabilità relativa alla sicurezza dei singoli laboratori, escludendo però ogni limitazione negli orari di apertura e, quindi, nell’accesso dei ricercatori alle strutture;

Semplificare l’acquisizione di nuova strumentazione con i fondi dei progetti di ricerca, garantendo l’avvio delle procedure di gara anche prima dell’apertura della fase di rendicontabilità in modo da aumentare al massimo la durata di rendicontazione dei costi di ammortamento, costituendo un apposito fondo di Ateneo per coprire le quote di ammortamento eccedenti la durata dello specifico progetto di ricerca;

Programmare, con cadenza periodica (almeno trimestrale), un sistema di acquisti di materiale di consumo (reagenti, materiale elettrico ed informatico, etc.) comune ai diversi laboratori, raccogliendo le necessità prospettate da ciascuno di essi e prevedendo la costituzione di scorte di magazzino per i beni non deperibili, con gare che assicurino condizioni economiche favorevoli e una continua disponibilità del materiale e delle dotazioni necessarie;

Rivedere le procedure di acquisto per assicurarne il massimo snellimento possibile, estendendo fino al limite consentito dalle norme vigenti il ricorso al fondo economale – togliendo la discrezionalità degli economi che spesso porta ad atteggiamenti eccessivamente prudenziali – , con pieno utilizzo della carta di credito come mezzo ordinario di pagamento tracciato e trasparente (Cfr. Scheda sulla Semplificazione);

Prevedere, sia attraverso il Centro ATeN che tramite i Servizi Laboratoriali, l’offerta di prestazioni a tutto il personale dell’Ateneo sotto forma di:

  1. servizio interno a tariffa agevolata e senza condivisione di risultati nel caso di richieste provenienti da ricercatori/gruppi titolari di fondi non soggetti a rendicontazione (ad es. FFR, progetti margine, ecc.);

  2. servizio interno a tariffa piena e senza condivisione di risultati nel caso di richieste provenienti da ricercatori titolari di fondi di ricerca per i quali la prestazione è rendicontabile o per attività di conto terzi;

  3. supporto al trasferimento tecnologico di brevetti di cui l’Ateneo è titolare e che necessitano di attività sperimentali di avanzamento di TRL (Technology Readiness Level) finalizzato alla cessione o licenza della proprietà intellettuale.

Mantenere per il Centro ATeN la qualità di centro autonomo di spesa, distaccato dalle amministrazioni contabili dei Dipartimenti (prevedendo quindi apposita deroga rispetto al regolamento dei CIR in caso di assunzione dello status di Centro Interdipartimentale), favorendo, nell’ambito di progetti o commesse non routinarie che richiedano specifiche competenze non presenti in Ateneo, l’attivazione di contratti a tempo determinato con tecnici esperti del settore;

Supportare attraverso ATeN, in un’ottica di sinergia con le politiche di internazionalizzazione, le attività di ricerca dei Visiting Scientists, offrendo accesso a gruppi di ricerca internazionali selezionati sulla base di avvisi specifici che mettano a bando “tempo macchina” delle apparecchiature più all’avanguardia, ricevendo in ritorno risultati di alto profilo, visibilità e reputazione internazionale spendibili, in termini di VQR e TM, da parte dei Dipartimenti coinvolti e con ricadute positive sull’Ateneo (una modalità di utilizzo sperimentata, ad esempio, dal Sincrotrone di Grenoble che offre facilities, tempo macchina e personale tecnico dedicato dietro presentazione di specifico progetto);

Implementare azioni di formazione specialistica di tecnici, già in servizio presso il nostro Ateneo, che possano realizzare presso ATeN il loro miglior potenziale di competenze, anche, in prospettiva, come responsabili di laboratorio;

Per i progetti che necessitano dell’utilizzo delle strumentazioni di ATeN, presentati dai docenti afferenti ad un Dipartimento (ad esempio PRIN) e dove non sia possibile rendicontare note di debito o storni interni verso altre strutture dell’Ateneo, prevedere a priori e sulle Spese Generali le somme necessarie a coprire i costi degli esperimenti da svolgersi presso ATeN;

Assegnare un ruolo fondamentale di indirizzo e controllo della gestione del Centro ATeN al suo Consiglio, affinché vengano preservate le specificità dei laboratori e valutate oculatamente le necessità di potenziamento e le opportunità di investimento sulla base dell’impatto scientifico, anche indipendentemente dai costi di esercizio o dal semplice “fatturato generato” dal singolo laboratorio.

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Un pensiero riguardo “Il sistema dei Laboratori di Ateneo come prospettiva di futuro e di sviluppo per le attività Didattiche, di Ricerca e di Terza Missione.

  • Marzo 4, 2021 in 6:19 pm
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    Suggerisco di considerare che anche in area umanistica esistono e funzionano dei laboratori o strutture a questi assimilabili; ovviamente funzionano e producono in modo diverso dai laboratori scientifici e hanno proporzioni ed esigenze più limitate, ma sarebbe opportuno che disponessero di adeguato sostegno e considerazione.

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