Il Dottorato di Ricerca, il più alto titolo di studio per l’inserimento nella carriera universitaria e in attività professionali di elevato livello

Il Dottorato di ricerca costituisce uno dei cardini fondamentali delle attività istituzionali delle università, ponendosi al crocevia, nella sua qualità di strumento per la formazione alla ricerca, tra le attività didattiche e quelle di ricerca. La propensione di un Paese a produrre ricerca di elevata qualità ed originalità, fondamento di un modello di sviluppo economico e culturale centrato sulla conoscenza in un’ottica di sostenibilità, competitività e solidarietà, si basa in misura significativa sulla capacità di formare Dottori di ricerca esperti e consapevoli, pronti a svolgere il proprio ruolo nei centri di ricerca pubblici e privati, nelle università, negli ambiti dei settori produttivi e amministrativi a più alta intensità di innovazione. Essi rappresentano così il migliore investimento per un Ateneo, ma anche per gli enti e le imprese che scelgono di scommettere sulla crescita professionale dei giovani ricercatori.

Nonostante il contesto economico italiano non risulti sempre adeguato alla valorizzazione di tali principi, i dati occupazionali dei Dottori di ricerca rimangono molto incoraggianti. Ad un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è complessivamente pari al 89,0%, un valore decisamente più elevato di quello registrato tra i laureati magistrali (71,7%), evidenziando che la formazione post-laurea rappresenta un valore aggiunto ed una tutela contro la disoccupazione. Il 56,1% dei Dottori è occupato nel settore pubblico, il 41% in quello privato, mentre il restante 2,9% in settori non profit. Seppure i numeri restino sempre alti, anche in questo ambito esiste un divario tra Nord e Sud: il tasso di occupazione a 6 anni per i dottori del 2012 del nord-est è infatti del 95,9%, mentre scende al 88% per quelli delle Isole.

Ad un anno dal conseguimento del Dottorato, inoltre, il 78,3% degli occupati dichiara di svolgere una professione intellettuale, scientifica e di alta specializzazione con una forte connessione con l’area disciplinare in cui il titolo di Dottore è stato conseguito. Tuttavia, l’effettiva specializzazione e le maggiori competenze del Dottore di ricerca italiano non corrispondono sempre ad una retribuzione più elevata rispetto al laureato magistrale. Le retribuzioni dei Dottori di ricerca, inoltre, sono in media di circa 1.000 euro più basse di quelle dei colleghi europei (dati Report Almalaurea 2020 e Istat 2018). A questa situazione concorre la credenza, molto diffusa nel settore privato, che la formazione dottorale sia principalmente, se non esclusivamente, orientata alla professione accademica. Un contributo verso il superamento di questa cultura proviene dai Dottorati Industriali, che coinvolgono nella formazione dei dottorandi soggetti privati e/o istituzioni non accademiche.

In Italia sopravvivono inoltre differenze di genere nella retribuzione e, più in generale, nell’efficace utilizzo del titolo.

Nell’ordinamento italiano i Dottorati devono essere necessariamente accreditati, sulla base di regole fissate dall’ANVUR. Tali regole impongono attualmente diversi limiti, in particolare con riferimento al numero di borse di studio da prevedere per ogni corso, che devono essere in media pari almeno a 6 per ogni sede universitaria, con un minimo di 4 borse per singolo corso di dottorato. A tale regola non concorrono tuttavia i Dottorati internazionali e quelli consorziati con altri atenei. Tale obbligo ha negli ultimi anni costretto gli atenei a proporre corsi dalle tematiche eccessivamente ampie, non consentendo di cogliere pienamente l’esigenza di specializzazione del laureato magistrale con una formazione di terzo livello facilmente riconoscibile, quale invece si registra negli altri Paesi europei. Recentemente l’ANVUR ed il CUN hanno proposto di rimuovere il limite minimo delle 6 borse medie di Ateneo, con un provvedimento di cui si auspica la prossima approvazione, cui potrebbe favorevolmente concorrere anche la CRUI.

Un altro elemento che influisce in maniera significativa sulle scelte degli Atenei è il sistema di finanziamento ministeriale dei Dottorati, che prevede nell’ultima versione (FFO 2020) una distribuzione di risorse basata:

  • per il 30% sul parametro I medio del collegio (I = 0, 1 o 2 in funzione delle soglie ASN che ogni componente raggiunge), pesato con il numero di borse;

  • per il 5% sul numero di iscritti che hanno conseguito la laurea all’estero;

  • per il 5% sul numero di borse assegnate a Dottorati internazionali;

  • per il 5% sul numero di borse destinate a Dottorati innovativi interdisciplinari e intersettoriali;

  • per il 5% sul numero di borse finanziate da enti esterni;

  • per il 10% sul numero di dottorandi laureati in altri atenei italiani;

  • per il 40% sul numero di posti con borsa in rapporto al totale.

Tutti i suddetti criteri dipendono dal numero di borse finanziate, con il risultato che gli atenei che riescono a destinare più risorse ai Dottorati vengono finanziati in maniera più significativa. In particolare, all’Università di Palermo viene attribuito su tutti gli indicatori un peso prossimo al 2% su base nazionale, cui corrisponde un finanziamento annuale di poco superiore ai 3 MLN €, in grado di coprire circa il 50% dei costi per il pagamento delle borse. Le regole di finanziamento hanno indotto l’Ateneo in questi anni ad imporre requisiti stringenti ai componenti del Collegio sul parametro I (nell’anno in corso fissato almeno a 1,9 per ciascun collegio), che hanno ridotto la rappresentanza di alcuni settori, complicandone ulteriormente il recupero rispetto all’attuale condizione di debolezza nella produttività scientifica. Queste condizioni devono essere considerate dall’Ateneo un indicatore della necessità di prevedere, per tali settori, interventi di supporto per creare un sistema flessibile e premiale che favorisca una crescita equilibrata dell’intero Ateneo. Inoltre l’ultimo parametro, che peraltro incide in maniera particolarmente significativa, impone fortissime limitazioni al numero di posti senza borsa che invece, almeno in alcuni settori, sarebbero fortemente richiesti e potrebbero essere attivati, nei limiti di valori che non penalizzino l’Ateneo sulla distribuzione del FFO.

Il DM 45/2013 “Regolamento recante modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e criteri per la istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati” prevede che l’attività didattica e tutoriale svolta dai professori e ricercatori universitari nell’ambito dei Corsi di dottorato concorra all’adempimento degli obblighi istituzionali richiesti ai docenti. Tale indicazione non è stata ancora recepita nell’ordinamento del nostro Ateneo, tanto che lo stesso prospetto delle attività didattiche che i docenti sono chiamati a compilare annualmente non prevede alcun riferimento alle attività didattiche e tutoriali per i Corsi di dottorato e all’attività di supervisione dei dottorandi.

Negli ultimi anni il numero delle borse di dottorato finanziate dall’Ateneo è cresciuto, fino a raggiungere nell’anno in corso, grazie ad una condivisibile e opportuna decisione del CdA, il valore di 160 (lo scorso anno erano state circa 130). Alle borse finanziate dall’Ateneo si aggiungono annualmente quelle degli enti esterni (in media circa 30 negli ultimi anni), quelle finanziate dall’INPS (una decina), quelle finanziate dalla Regione Siciliana (circa 20) e quelle finanziate su fondi PON e Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC (nell’ultimo ciclo circa 25). Le ultime due tipologie impongono il ricorso alle graduatorie già esistenti, talora non sufficientemente estese per le borse aggiuntive o occupate da soggetti con competenze non sempre idonee per lo svolgimento delle ricerche finanziate (a tema vincolato nel caso dei fondi PON e FSC).

OBIETTIVI

Assicurare un adeguato sostegno alla ricerca e alla formazione alla ricerca nell’Ateneo attraverso il finanziamento diretto e su fondi esterni di un significativo numero di borse di dottorato.

Affiancare ai corsi di dottorato proposti dai Dipartimenti un certo numero di corsi a carattere interdisciplinare su temi strategici per lo sviluppo dell’Ateneo, evitando comunque la frammentazione dell’Offerta formativa di terzo livello dell’Ateneo.

Innalzare la qualità complessiva dei Corsi di dottorato attraverso un’adeguata selezione dei dottorandi, un’attenta valutazione in itinere dei relativi percorsi di ricerca, una scelta dei tutor che affianchi al principio della rotazione dei docenti quello della massima solidità scientifica.

Rafforzare ulteriormente i percorsi formativi dei dottorandi, unendo alle occasioni formative disciplinari organizzate dai singoli corsi anche ulteriori seminari a livello di Ateneo, in particolare focalizzati sulle opportunità di finanziamento su progetti di ricerca nazionali ed internazionali.

Coordinare l’offerta formativa con altri Atenei su base interregionale e nazionale e con gli enti di ricerca (INAF, CNR, INFN, etc.), anche attraverso un parziale ricorso ad attività a distanza.

Semplificare e rivedere il Regolamento di Ateneo per aumentare il grado di autonomia dei singoli Corsi nel quadro di un sistema di regole certe ed improntate al miglioramento della qualità.

AZIONI

Prevedere, di concerto con le altre università svantaggiate dai criteri ministeriali di assegnazione delle risorse, azioni miranti ad alleggerire il peso di criteri per i quali il contesto territoriale giochi un ruolo prevalente (ad esempio, finanziamenti esterni per le borse o presenza di dottorandi provenienti da altri Atenei o collaborazioni con aziende di rilievo nazionale, tutti ambiti nei quali l’Ateneo subisce la debolezza del territorio).

Mantenere stabilmente un numero elevato di borse di dottorato finanziate dall’Ateneo, ultimamente già abbastanza soddisfacente e tale da imporre un impegno economico significativo.

Tenere conto compiutamente, nelle regole di distribuzione delle borse di dottorato ai Dipartimenti, delle specificità delle diverse aree ed in particolare del fatto che in area umanistica, dove i lavori scientifici sono di solito individuali, i dottorandi hanno bisogno di tempi più lunghi per raggiungere la maturità necessaria alla completa elaborazione di una pubblicazione. Pertanto, bisogna escludere criteri che possano risultare penalizzanti per le aree in cui le pubblicazioni richiedono tempi di elaborazione più lunghi.

Sviluppare efficaci interlocuzioni con la Regione Siciliana per aumentare il numero di borse finanziate annualmente, nell’ottica del potenziamento del sistema delle università siciliane e di una programmazione pluriennale che consenta di modulare opportunamente le strategie di investimento dell’Ateneo.

Sviluppare azioni di sistema a livello di Ateneo, di concerto con i Dipartimenti, per aumentare il numero di borse di dottorato finanziate da aziende ed enti esterni, con particolare attenzione agli ambiti che negli anni passati hanno incontrato le maggiori difficoltà ad intercettare risorse aggiuntive.

Sollecitare, anche attraverso l’organizzazione di periodiche Assemblee di Ateneo sul tema del dottorato, un ampio dibattito che coinvolga l’intera comunità accademica sulle regole di distribuzione delle risorse e sulle modalità di funzionamento dei corsi, per consentire agli Organi di Governo l’individuazione di criteri quanto più condivisi ed equilibrati.

Prevedere il finanziamento di alcuni Corsi di dottorato a carattere interdisciplinare o di ambiti altamente specialistici in cui UNIPA eccelle, da affiancare a quelli proposti dai Dipartimenti (tra i quali anche alcune importanti esperienze di efficace collaborazione come quella tra DIFC e STEBICEF), su alcuni temi strategici tra cui (cfr. le relative schede programmatiche): sostenibilità, pari opportunità, migrazioni, didattica innovativa e formazione.

Istituire una Scuola di Dottorato di Ateneo, diretta da un professore di elevatissima caratura scientifica e composta dai Coordinatori di Dottorato, con autonomia di spesa, che stimoli e favorisca l’interazione e il dialogo tra le diverse macroaree dell’Ateneo e rappresenti l’organo di riferimento di Ateneo per lo svolgimento delle attività formative nell’ambito di ciascun dottorato. La Scuola, nel rispetto dei ruoli dei singoli Dipartimenti, definirà una cornice unica di interventi di indirizzo, monitoraggio e valutazione finalizzati al miglioramento della qualità, escludendo ogni semplicistico ricorso ai soli indicatori bibliometrici per la verifica dei percorsi formativi e di ricerca, ma garantendo sempre la massima qualità del Collegio dei Docenti.

Modificare il Regolamento di Ateneo intervenendo, tra l’altro, sulle Commissioni giudicatrici per l’accesso (in particolare ampliandone la numerosità nel caso in cui siano presenti più indirizzi), sulla possibilità di emanare bandi aggiuntivi con scadenze e date di inizio corso diverse da quella principale, su modalità di accesso specifiche per accordi con enti e istituzioni estere secondo modalità di selezione e gestione indicate negli accordi stessi. Intervenire anche sui processi di selezione per prevedere la possibilità di utilizzare graduatorie separate per le diverse tipologie di borse, a partire da quelle a caratterizzazione industriale.

Coordinare l’Offerta Formativa dell’Ateneo con quella di altre università su base interregionale e nazionale e con gli enti di ricerca (INAF, CNR, INFN etc), grazie anche all’impiego della didattica a distanza e alla valorizzazione dei dottorati in consorzio con altri Atenei (di cui alcune esperienze, come quella del Dottorato in Matematica, risultano particolarmente positive).

Rivedere i criteri di selezione per consentire, pur nella difficoltà di valutare candidati che non hanno avuto ancora modo di dimostrare inequivocabilmente un’attitudine alla ricerca, la scelta di quelli più promettenti e motivati.

Prevedere interventi per dare ai dottorandi completa informazione sugli sbocchi professionali del Dottorato (anche sulla base di una documentata ricognizione delle esperienze pregresse), per la diffusione e la promozione della professionalità dei dottorandi, per facilitarne il placement e per il potenziamento delle relazioni dei Corsi di dottorato con i soggetti esterni, nazionali e internazionali, pubblici e privati.

Rimuovere tutte le barriere amministrative per la realizzazione di partnership industria/enti-università, incentivando le diverse forme di dottorato in collaborazione con l’impresa, già normate dal MUR (Dottorato a borsa industriale, Dottorato industriale in convenzione con l’Impresa, Dottorato Industriale Executive, Dottorato Industriale in Alto Apprendistato) e promuovendo la partecipazione ad analoghe forme di collaborazione università-industria quali l’European Industrial Doctorates (EID).

Prevedere il riconoscimento formale dell’impegno nell’attività didattica e tutoriale nell’ambito dei corsi di dottorato, anche fissando un limite massimo al numero di ore da considerare, per stimolare l’ulteriore coinvolgimento dei colleghi e porre la necessaria attenzione al ruolo di alta formazione del corso di dottorato e dei tutor.

Favorire tutte le azioni di internazionalizzazione dei Corsi di dottorato di ricerca: accordi di collaborazione, di doppio titolo e titolo congiunto con istituzioni accademiche straniere, Marie Skłodowska-Curie Actions, Innovative Training Network (ITN) quali l’European Industrial Doctorates (EID) e l’European Joint Doctorates (EJD).

Pubblicizzare i bandi di Dottorato di ricerca dell’Ateneo nelle sedi estere e supportare, già a partire dalle fasi di selezione, i dottorandi stranieri per favorirne una partecipazione quanto più ampia e selezionata ed un’esperienza formativa e di ricerca soddisfacente.

Introdurre criteri premiali ex post per i Dottorati che riescano ad attrarre studenti stranieri anche oltre il limite attualmente previsto dall’Ateneo.

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