Le ragioni di una candidatura

L’Università di Palermo è il luogo in cui ho studiato, ho mosso i primi passi della carriera, ho incontrato centinaia di splendidi colleghi, ho avuto numerose e, spero non immeritate, soddisfazioni professionali. Una sorta di seconda famiglia, nella quale sono cresciuto umanamente e professionalmente, lavorando gomito a gomito con tante colleghe e tanti colleghi del personale docente, tecnico, amministrativo, bibliotecario e sanitario, per la progettazione di attività didattiche, di ricerca e assistenziali.

È il luogo cardine di ogni possibile futuro per la nostra Città e per la Sicilia, della loro crescita culturale e sociale, ma anche di quella economica, occasione di sviluppo e di recupero di una centralità da troppo tempo perduta. L’Ateneo può svolgere questo ruolo solo percependo come valore assoluto il pluralismo e, nel rispetto delle specificità, la biodiversità dei saperi, da salvaguardare nella loro ricchezza e autonomia.

Spetta a tutti quelli che da questo Ateneo hanno ricevuto tanto, provare a ricambiare con generosità e passione, mettendo il proprio tempo, le proprie competenze, le esperienze e la capacità di fare comunità al servizio della nostra Istituzione.

È per queste ragioni che ho ritenuto opportuno avviare un percorso di ascolto e condivisione, in cui fin dall’inizio sono stato accompagnato dall’amico e collega Enrico Napoli, percorso che mi porta oggi a presentare la mia candidatura come Rettore dell’Università di Palermo per il prossimo sessennio. Avverto tutto il peso della responsabilità di un incarico così complesso e prestigioso, rispetto al quale sono convinto che nessun individuo possa sentirsi adeguato, se non interpretando il ruolo di coordinatore di energie e spinte per il cambiamento. Il Rettore deve agire per raccogliere le mille esperienze positive di una comunità coesa e impegnata, cercando di guidarle e indirizzarle verso una direzione costantemente attenta alla crescita del nostro territorio e al servizio dei nostri giovani studenti, vero epicentro della nostra azione e verso i quali nutro la massima speranza per un percorso di sviluppo che dovrà caratterizzare il prossimo sessennio.

Se sarò Rettore di questo Ateneo ricorderò ogni giorno a me stesso – e chiederò a tutti di ricordarmelo – di essere un primus inter pares, al servizio di un’Istituzione Pubblica dalla storia bicentenaria, la cui porta dovrà essere sempre aperta per tutte e per tutti, senza guardare né ruoli, né fasce, né gradi. Il Rettore è il garante di una comunità di donne e uomini, cui spetta, più che a tutti gli altri, il compito di suscitare e custodire un senso di appartenenza collettivo senza il quale l’Università smette di essere un luogo di produzione di cultura per trasformarsi in un grigio generatore di burocrazia. Questo indispensabile senso di appartenenza si costruisce ogni giorno sullo sforzo di composizione degli inevitabili conflitti, sul rispetto delle opinioni di ciascuno, sull’accoglienza di critiche e voci dissonanti come preziosi strumenti di verifica e dialogo, precondizioni di ogni sintesi.

Penso a UNIPA come ad un Ateneo a misura d’uomo, con lo studente e le sue esigenze al centro del sistema, un luogo di ascolto e condivisione, inclusivo e rispettoso delle differenze, dove ognuno partecipi al raggiungimento di un obiettivo comune non per obbligo né privilegio, ma per “l’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso” richiamato da Pericle nel Discorso agli Ateniesi.

Affinché queste parole non rimangano pure manifestazioni di principio, si dovranno creare luoghi e tempi per l’esercizio di questo confronto libero, aperto e democratico, sia nei contesti istituzionali degli Organi Collegiali dipartimentali e del governo centrale, sia in periodiche Assemblee di Ateneo nelle quali ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista, esercitare il diritto di critica, suggerire interventi e cambi di prospettiva. Il primo passo di questo nuovo clima di apertura dovrà essere l’immediato superamento di ogni divisione conseguente al confronto elettorale, perché questo Ateneo ha bisogno come non mai del contributo di tutti e non può permettersi di occuparsi della scelta che ciascuno avrà, liberamente ed in piena coscienza, voluto esprimere al momento del voto per un candidato o per un altro.

Il governo quotidiano dell’Ateneo ha in ogni caso bisogno di una feconda molteplicità di punti di vista e per questo ritengo indispensabile costituire intorno al Rettore, per l’esercizio delle funzioni che lo Statuto gli assegna, una Consulta dei Prorettori che possa affiancarlo arricchendo la sua visione con sensibilità e competenze diverse. Tale consesso consultivo, che ritengo si debba giovare dell’allargamento del numero dei Prorettori per garantire una maggiore ampiezza di vedute, dovrà anche assicurare il rispetto della parità di genere, per il valore intrinseco della diversità di cui donne e uomini sono parimenti portatrici e portatori.

Il compito che ci attende per riportare i valori della cultura, della ricerca, dell’alta formazione, del merito, del necessario tempo di maturazione di ogni processo nel cuore di una società frastornata e colpita da grandi problemi e antiche debolezze è complesso e difficile, ma in nulla superiore alle possibilità del nostro Ateneo.

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