OBIETTIVO 6

SOSTENIBILITÀ, SEMPLIFICAZIONE, BENESSERE E QUALITÀ DEGLI SPAZI

L’Università di Palermo è uno dei principali attori del territorio siciliano, con la sua comunità di studenti e personale prossima alle 50.000 unità ed il suo bilancio dell’ordine dei 300 MLN €/annui. L’Ateneo deve pertanto contribuire direttamente alla sostenibilità, non soltanto attraverso la formazione e la ricerca, ma anche con scelte energetiche, di mobilità e di approvvigionamento sostenibili, in grado di diminuire gli impatti ambientali, sociali ed economici delle attività connesse con i suoi ruoli istituzionali. L’Università di Palermo è altresì chiamata a contribuire con soluzioni innovative, partecipate e condivise al raggiungimento delle sfide globali e a centrare i Sustainable Development Goals (SDG) fissati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che pongono sotto una luce del tutto nuova la cultura della sostenibilità, sulla base di un approccio interdisciplinare e trasversale, capace di attraversare temi come le pari opportunità, l’accesso all’istruzione, la realizzazione di istituzioni democratiche.

L’Ateneo deve quindi ricoprire il triplice ruolo di promotore (attraverso la formazione delle nuove generazioni), di proponente (attraverso le proprie competenze e i risultati della ricerca) e di attuatore (trasformando il microcosmo universitario in un sistema-pilota di sostenibilità), in cooperazione con tutti i Dipartimenti, le Strutture e le Aree Amministrative. A tale scopo, sarà istituito un Centro per la Tutela dell’Ambiente e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile con l’obiettivo di divenire un catalizzatore delle iniziative che incrocino i temi della sostenibilità e degli SDG dell’ONU, per promuovere e incentivare le attività di ricerca dell’Ateneo nel campo della sostenibilità e favorire il rafforzamento e lo sviluppo dei percorsi formativi a tutti i livelli.

La sostenibilità dell’Ateneo di Palermo deve adottare una cultura della performance e del risultato attraverso la semplificazione delle procedure, riducendo al minimo l’assegnazione ai docenti di compiti amministrativi.

È necessario evitare che l’adeguamento alle norme di legge e alle disposizioni dei diversi Ministeri venga aggravato dall’introduzione di vincoli ulteriori. Bisognerà adeguare l’organizzazione amministrativa alla tempestività e alla qualità dell’azione, garantendo la definizione di tempistiche ridotte e uniformi in Ateneo.

Inoltre, un Ateneo dinamico e funzionale deve agevolare la più efficace comunicazione fra uffici/aree, garantendo la massima possibilità di monitoraggio dello stato delle pratiche. Una migliore organizzazione e gestione dei dati dovrà, infine, consentire di superare la continua richiesta di informazioni già in possesso dell’Amministrazione o reperibili da banche dati di pubblico accesso.

Il Sistema Informativo di Ateneo, di riconosciuta importanza e centralità per le tecnologie informatiche, è un motore fondamentale per un Ateneo che aspiri a promuovere conoscenza e innovazione e a formare cittadini e professionisti. In questo contesto, l’Agenda digitale di Ateneo per il prossimo mandato rettorale deve necessariamente prevedere un ammodernamento delle infrastrutture digitali, su cui potranno essere attivati nuovi servizi digitali in grado di semplificare e de-burocratizzare la macchina amministrativa della nostra istituzione, ponendo anche particolare attenzione a strumenti e piattaforme per la didattica digitale integrativa.

Per un completo ammodernamento del sistema sono necessari percorsi di formazione destinati al personale docente e TAB al fine di migliorarne le conoscenze digitali per supportare il processo di innovazione dell’Ateneo. Le tecnologie digitali, associate alla conoscenza degli aspetti giuridici correlati, anche alla luce delle nuove modalità di lavoro (telelavoro e smart working), dovranno anche essere impiegate per ridisegnare in modo efficace ed efficiente i processi dell’Università e del suo Policlinico Universitario, in stretta collaborazione con la governance AOUP. Alla luce delle ultime determinazioni in ambito ICT dell’AOUP, si vuole individuare un ufficio di riferimento, trasversale ai due enti, per il necessario e costante aggiornamento tecnologico dei sistemi. Pertanto, sarà realizzata una completa fusione ed interazione delle risorse di calcolo e di storage delle strutture centrali e dipartimentali dell’Ateneo.

Tale azione, insieme agli altri interventi di potenziamento previsti, potrà permettere al SIA di candidarsi presso l’AgID a Polo Strategico Nazionale, rientrando così nella rete dei data center autorizzati a svolgere servizi anche per enti esterni e per i singoli cittadini (per esempio, per la prenotazione degli esami diagnostici presso l’AOUP).

Occuparsi di benessere di studenti, docenti e personale TAB costituisce una condizione imprescindibile per consentire a ciascuno di svolgere al meglio il proprio compito, a partire dagli spazi di vita. Pertanto, verranno attivati gli interventi necessari per assicurare la migliore fruizione e valorizzazione delle risorse di cui l’Ateneo dispone, unitamente ad una loro ottimale collocazione all’interno del più complessivo tessuto urbanistico, sociale, economico ed istituzionale della città di Palermo e degli altri luoghi del territorio siciliano con i quali l’Ateneo è direttamente in contatto.

Il patrimonio complessivo di UNIPA [vedi scheda sulla valorizzazione del patrimonio] costituisce un “Campus policentrico”, distribuito sul territorio palermitano e dell’intera Sicilia Occidentale, che manifesta nella sua poliedricità elementi unici di valore sia per la comunità accademica e studentesca, sia per quella sociale dei territori interessati. Tale impostazione induce ad una necessaria attenzione egualmente orientata su tutti i plessi, con l’obiettivo di garantire a tutti gli studenti e al personale paritarie opportunità di benessere. La gestione e la valorizzazione di un patrimonio tanto esteso e articolato spazia dagli interventi edilizi a quelli di sostenibilità ed efficientamento energetico, di supporto alle attività didattiche e di ricerca, di sviluppo di nuova imprenditorialità e di terza missione, di supporto alla mobilità, alla sicurezza e all’accoglienza.

Gli interventi per valorizzare e arricchire il patrimonio del “Campus UNIPA” devono muoversi lungo il crinale del binomio inscindibile tra concretezza e innovazione, che ambisca a dare sostanza al concetto di Smart Campus. Tale nuovo modello dovrà ricoprire un ruolo di cui beneficeranno non solo la comunità accademica, ma anche il territorio nel quale essa opera, sotto forma sia di esempio di Best Practices da esportare, sia di servizi da mettere immediatamente a disposizione anche della collettività. Lo Smart Open Campus di UNIPA potrebbe essere uno dei primi poli sperimentali del New European Bauhaus, uno dei programmi più visionari dell’Unione Europea.

La rilevante consistenza di tale patrimonio rende evidente il fabbisogno di cospicui investimenti già per le sole attività di manutenzione ordinaria, mentre ancor più rilevanti sono le risorse finanziarie necessarie per gli interventi di manutenzione straordinaria e riqualificazione, in funzione delle crescenti esigenze della didattica e della ricerca. E’ necessario assicurare piena attuazione al Programma Triennale delle Opere Pubbliche di UNIPA, con particolare attenzione al rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi e al pieno impiego delle risorse finanziarie provenienti da finanziamenti esterni. Grande attenzione, pertanto, deve porsi al completamento dei cantieri in essere e al reperimento di ulteriori risorse per le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria dei plessi dell’Ateneo, dando la priorità agli interventi di innovazione e riqualificazione delle aule e dei laboratori, elementi primari dell’attività universitaria.

Da qui la necessità di dotare l’Ateneo, nell’ambito del proprio Piano Strategico, di un Piano di Sviluppo della Qualità e della Dotazione degli Spazi Architettonici ed Edilizi che consenta di portare avanti il processo di riqualificazione, potenziamento e sviluppo delle strutture e delle infrastrutture di Ateneo.

La responsabilità culturale e il ruolo istituzionale dell’Università di Palermo impone il rafforzamento di politiche integrate università-città (sia a Palermo che nei poli di Agrigento, Caltanissetta e Trapani) mirate al governo di questioni di comune interesse (accoglienza residenziale e qualità dello spazio pubblico, mobilità sostenibile), nonché all’integrazione delle università con gli altri protagonisti della nuova economia delle città. La valorizzazione e apertura dei plessi universitari, quindi, concorre a rendere Palermo una città più qualificata, giusta ed equa, capace di rinascere dalla diffusione della cultura prodotta nell’università e dal coinvolgimento della comunità in un rinnovato rapporto tra ricerca e sviluppo, tra formazione e coesione.

L’Università di Palermo svolge anche un ruolo chiave nella costituzione di comunità creative e innovative dove formazione, ricerca e trasferimento delle conoscenze collaborino con le persone, le imprese e le istituzioni sincronizzando lo sviluppo dei campus con quello della città. È il modello dell’università aperta, che sviluppa la sua funzione culturale nella città, agendo concretamente per promuoverne innovazione e sviluppo, cultura e creatività, democrazia e partecipazione.

L’azione di qualità e sviluppo dovrà interessare l’area urbana perimetrale, quella parte della città “contemporanea” in grado di dialogare con le preesistenze storiche, ambientali e con i quartieri residenziali limitrofi, svolgendo un’azione centripeta rispetto ad un intorno urbano molto vasto.

Nel campo dell’edilizia sanitaria, la presenza di un nuovo importante polo medico universitario, baricentrico tra il Policlinico e viale delle Scienze, stimolerebbe la rigenerazione di tutta l’area urbana interessata, rendendo più efficiente la mobilità sostenibile, cogliendo le opportunità della presenza di importanti parchi (Oreto e Cassarà) come estensione delle funzioni di cura della persona e di benessere non solo dei degenti, ma anche dei familiari. Si configurerebbe, pertanto, una vera e propria “città della salute” che rivitalizza i quartieri che attraversa, amplificando gli effetti della interazione tra medici, paramedici, pazienti e famiglie, studenti, professori e ricercatori, imprenditori e finanziatori, interconnessi alla vasta filiera della salute, oggi tornata importante.

Infine, come caso paradigmatico di un’ulteriore presenza dell’Università in ambito urbano, si ritiene di rilevante importanza il progetto di restauro della Casa Martorana, già sede della Facoltà di Architettura, che pur accogliendo opportuni e necessari spazi della didattica e della ricerca dovrebbe poter ospitare un indispensabile e auspicabile “Museo della città”. Tale museo dovrebbe svolgere una costante attività di orientamento rispetto alla presenza dell’Ateneo, ai suoi ruoli e ai suoi luoghi, accogliendo, informando e, contemporaneamente, stimolando ed arricchendo la conoscenza della città e il ruolo strategico che, al suo interno, svolge da sempre l’Università di Palermo.

Le priorità individuate dal Piano di Sviluppo della Qualità e della Dotazione degli Spazi Architettonici ed Edilizi e dai suoi piani attuativi dovranno essere affiancate da un programma pluriennale di finanziamento che, oltre alla adeguata modulazione di risorse del Bilancio di Ateneo, punti ad aumentare la quota di risorse esterne per la valorizzazione e il potenziamento del patrimonio immobiliare, intercettando le maggiori opportunità di finanziamento tematiche attualmente disponibili, sia sui finanziamenti nazionali e comunitari dedicati allo scopo che sui progetti di ricerca che prevedono quote d’edilizia.

Alle risorse già in bilancio e a quelle esterne, vista l’importanza dei progetti descritti e la sostenibilità finanziaria e patrimoniale di UNIPA, l’Ateneo potrà affiancare appositi piani di investimento a valere sul bilancio dell’Amministrazione, anche tramite l’accesso a linee di credito dedicate e di vantaggio.

Un’attenzione speciale merita, inoltre, il Policlinico Universitario “Paolo Giaccone” di Palermo, il quale è insieme un luogo fisico e una comunità di persone costituita da più di 2000 operatori (medici, dirigenti, personale TAB e comparto), di cui una parte costituita da universitari (tra i quali, 201 medici) e quella restante contrattualizzata esclusivamente con l’Azienda Ospedaliera (AOUP). L’Ateneo, attraverso il suo Policlinico, rappresenta una enorme opportunità in termini di formazione sanitaria, pre- e post-laurea, per l’intera comunità locale e regionale, assicurando un’alta qualità per i futuri medici e per le professioni sanitarie, garanzia di buona assistenza per i pazienti, per le famiglie e per la società intera. L’inscindibilità tra la funzione assistenziale e quella universitaria è una peculiarità del ruolo medico all’interno dell’Ateneo, che si nutre anche dell’integrazione tra discipline di base e cliniche. Da questa consapevolezza devono scaturire azioni mirate a renderla pienamente efficiente ed efficace, per accedere ad una nuova visione dove le funzioni assistenziali e universitarie si orientino verso un’organizzazione unitaria e armonica, senza inutili duplicazioni.

Negli ultimi anni si è determinata una progressiva perdita di centralità del ruolo del nostro Policlinico Universitario nel contesto locale e nazionale. Questo progressivo arretramento registrato per le attività assistenziali ha avuto inevitabili ripercussioni sull’indebolimento della ricerca e della didattica. Un indicatore complessivo di questa criticità può essere identificato nella perdita progressiva da parte del nostro Ateneo di Scuole di Specializzazione accreditate, osservata negli ultimi anni, o lo spostamento progressivo verso altre città siciliane della loro sede amministrativa.

A un anno dall’adozione del nuovo protocollo di intesa si è ben lontani dalla gestione integrata delle risorse umane, cioè degli universitari con ospedalizzazione, ma soprattutto dei medici i quali, pur dovendo dedicare all’assistenza solo il 60% delle 38 ore settimanali, devono – al contempo – rispettare vincoli e adempimenti uguali a quelli del resto della popolazione universitaria (attività didattica e di ricerca e relativi risultati necessari per l’assegnazione del FFO).

Per raggiungere la piena efficienza del sistema, che appare assai più complesso di quanto il Protocollo di intesa attuale non riesca a descrivere, e per il benessere lavorativo degli universitari ospedalizzati è indispensabile una visione e una strategia congiunta. Compito primario sarà quello di definire obiettivi, indicatori e target all’interno dei Dipartimenti Assistenziali Integrati (DAI) e delle Unità Operative Complesse, che tengano nel debito conto non solo le esigenze dell’assistenza ma anche quelle della didattica e della ricerca. Una prima immediata ricaduta di una reale attività integrata diventa la scelta strategica del segmento di prestazioni (ospedaliere e ambulatoriali) da definire per ogni UOC e ogni SSD, tenendo presente la funzione elettiva di un Policlinico che, oltre alla produttività in termini di numero di prestazioni e servizi, deve anche tenere in debito conto degli aspetti formativi e di ricerca. Non una catena di montaggio per la ripetizione efficiente di processi standardizzati, quindi, ma una fucina nella quale si formano i medici, gli specialisti e i ricercatori di domani. Solo così si potrà aspirare all’eccellenza in campo medico e accademico al Policlinico Universitario.

La politica di riqualificazione e sviluppo degli spazi del Policlinico è indispensabile per perseguire il rilancio di cui si è detto sopra. Una politica da attuare attraverso due approcci: il completamento della riqualificazione degli spazi esistenti e la realizzazione di nuovi spazi innovativi. Questa visione duale si concretizza nel ripensare l’attuale sede del Policlinico come un Campus Medico a prevalente vocazione educativa, migliorando dal punto di vista edilizio e tecnologico gli edifici e gli spazi aperti dell’attuale sede di via del Vespro per migliorare la vivibilità degli studenti, dei docenti, del personale sanitario e dei diversi utenti che gravitano nell’ecosistema sanitario. La riduzione di alcune funzioni, da trasferire in un nuovo polo da realizzare, consentirebbe di inserire tutte quelle funzioni di servizio, di ristori e di convivialità che migliorerebbero la vita della comunità accademica fuori dalle aule e dai laboratori.

La seconda parte del progetto, da avviare rapidamente, consiste nell’individuare in accordo con il Comune di Palermo un’area libera e adeguata per la realizzazione di un nuovo polo ospedaliero universitario a vocazione assistenziale e di ricerca clinica che si configuri come un edificio a blocco unico di elevata qualità architettonica e tecnologica per accogliere tutte le innovazioni dell’edilizia ospedaliera e per stimolare la riqualificazione dell’area urbana su cui sorgerà. L’area individuata per il nuovo polo ospedaliero dovrà essere di dimensioni almeno pari all’attuale sede del Policlinico e situata in un’area della città che possa essere facilmente connessa sia con la viabilità regionale che con il trasporto pubblico locale urbano. Inoltre, dovrà essere prossima sia all’attuale Policlinico (che rimarrà attivo potenziando la sua funzione di Campus universitario) che al Campus di Viale delle Scienze, in modo da agevolare le relazioni didattiche e di ricerca con tutte le discipline che concorrono alla formazione e alla ricerca medica e, più in generale, alla salute delle persone.

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