OBIETTIVO 2

L’ALTA FORMAZIONE, GENERATRICE DI FUTURO E STRUMENTO DI INCLUSIONE

L’Università, soprattutto in contesti economicamente e socialmente difficili come quello siciliano, costituisce un presidio democratico e un agente di sviluppo culturale per il territorio. Tale ruolo impone attenzione per l’inclusione di strati sempre più larghi della popolazione giovanile, con politiche che consentano a tutti gli studenti meritevoli di completare il percorso formativo avendo acquisito una conoscenza approfondita della realtà e una competenza ad operare negli specifici settori lavorativi, sviluppando spirito critico e perseguendo l’integrazione delle conoscenze disciplinari con le più ampie tematiche di carattere sociale. Questa azione diventa efficace rifiutando semplicistici percorsi, talora propugnati a livello nazionale, di trasformazione degli Atenei del Sud in teaching university e rivendicando l’eccellenza nei tre livelli della formazione, con completa integrazione di didattica e ricerca che trova compimento nel Dottorato di ricerca.

Il primo obiettivo da perseguire è l’aumento della percentuale di giovani laureati, un dato per il quale l’Italia è all’ultimo posto in Europa, con una particolare criticità in Sicilia ed una tendenza all’aumento delle differenze tra aree settentrionali e meridionali. Tale obiettivo è essenziale per le importanti conseguenze del livello culturale della popolazione non soltanto sul tessuto socio-economico e sulle possibilità occupazionali, ma perfino sulla speranza di vita, più elevata per i laureati che per chi è in possesso di titoli di studio inferiori. Altrettanto necessario è rallentare il massiccio esodo di studenti meridionali verso gli Atenei del Nord, la cui rilevante consistenza costituisce una seria ipoteca sul futuro dei nostri territori, privati della linfa vitale di una parte significativa della popolazione giovanile.

L’Università di Palermo, anche attraverso le sedi distaccate di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, si sta muovendo efficacemente in questa direzione, conoscendo un forte incremento degli iscritti, nel contesto di un favorevole trend nazionale. Tale processo non è stato tuttavia ancora accompagnato da un adeguamento del corpo docente, né delle strutture e infrastrutture didattiche e dei servizi offerti. La necessità di una didattica partecipata e non solo trasmissiva, da svolgersi in strutture confortevoli e tecnologicamente adeguate, che sappia porre attenzione alla durata delle carriere studentesche, agli abbandoni, alla percentuale di laureati che accedono alle Magistrali, alla qualità dei servizi e alle aule, richiede adeguati investimenti e equilibrati rapporti studenti/docenti. Ogni studente iscritto rappresenta per l’Ateneo una precisa responsabilità, venir meno alla quale, piuttosto che favorire il benessere socio-economico di più larghe fasce della popolazione, significherebbe offrire speranze di futuro poi contraddette dal fallimento dell’abbandono. Questo tema si pone con particolare rilevanza nelle sedi decentrate, dove sussistono numerose criticità, legate ad un ancora deficitario orientamento scolastico, alla limitata presenza di laboratori e alla carenza di sedi bibliotecarie.

L’impegno e la cura nei confronti degli studenti devono cominciare anche prima dell’iscrizione all’Ateneo, offrendo percorsi di orientamento che aiutino ad assecondare le personali inclinazioni e rispondere alla formazione di base, riconoscendo eventuali carenze formative pregresse e collaborando con le scuole per il loro superamento. L’orientamento rimarrebbe tuttavia poco efficace se non integrato da percorsi di tutorato, affidati ad operatori con adeguate competenze (tra cui anche gli studenti in qualità di peer tutor), che includano la tempestiva verifica degli eventuali Obblighi Formativi Aggiuntivi (OFA) e la predisposizione di percorsi di supporto per il loro superamento.

Un’importante opportunità per il futuro, in questo processo di contemporanea attenzione alla quantità degli studenti e alla qualità dei percorsi formativi ad essi offerti, è rappresentata da esperienze come quelle del CIMDU e del Progetto Mentore, nel contesto di un impegno sulle modalità di erogazione della didattica accompagnato da adeguata riflessione e capacità di innovazione. Tale necessario investimento si interseca con le attività didattiche a distanza e la loro possibile integrazione con quelle in presenza, senza trasformare l’Ateneo in un’università telematica priva del contatto diretto tra docenti e studenti, insostituibile elemento costitutivo della formazione universitaria.

Lo sforzo dell’Ateneo per mantenere una formazione di alto livello con livelli di contribuzione compatibili con la debolezza del tessuto economico locale impone anche pressanti azioni sulla politica nazionale e regionale per l’innalzamento dell’impegno sul diritto allo studio, attraverso l’ulteriore allargamento della no-tax area, l’erogazione di un numero più elevato di borse di studio e di politiche di sostegno abitativo per i fuori sede.

Infine, si rende necessario riconsiderare il concetto tradizionale di studente, per comprendere fattispecie quali quelle, sempre più frequenti, dei soggetti fuoriusciti dal mondo del lavoro o in forti difficoltà lavorative, che potrebbero beneficiare di percorsi di formazione o riqualificazione proposti dall’Università, unitamente a quelli, condivisi con le parti sociali, di reinserimento nel mercato del lavoro.

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